Lug
07

di Antonella Olivieri antonella_olivieri

 

Un testo semplificato non è utile solo agli studenti con DSA, ma a tutti in una prospettiva inclusiva: per gli studenti dislessici riduce il carico di lavoro connesso alla lettura. Per gli studenti stranieri con difficoltà linguistiche riduce la quantità di testo da trasporre da una lingua all’altra. A tutti gli studenti un testo ridotto e semplificato facilita il ripasso prima di interrogazioni e verifiche. È utile anche ai docenti perché rende possibile trattare in modo differenziato i temi presenti nel curricolo: approfondirne alcuni e trattarne più sinteticamente altri senza lasciare importanti lacune.

Non bastano i testi semplificati allegati dalle case editrici ai manuali scolastici?

I manuali scolastici propongono spesso testi complessi per struttura, stile e linguaggio.

Le recenti misure legislative a favore degli studenti con DSA e BES (legge 170/2010 e successive Linee Guida del 2012) prevedono l’utilizzo di testi semplificati, non per contenuti, ma per linguaggio e hanno indotto le case editrici a produrre testi semplificati che vengono allegati al manuale di base.

Questi testi semplificati però risultano spesso poco soddisfacenti perché in essi sono stati eliminati sia i brani descrittivi e narrativi sia le parti argomentative, esplicative che facilitano la comprensione. Il testo è ridotto alle sole informazioni e risulta troppo astratto e conciso, non aiuta a capire i processi e deve solo essere memorizzato.

Cosa significa semplificare un testo?

Possiamo dire, in generale, che vuol dire riscriverlo. Distinguiamo tre tipi di operazioni:

  • semplificare il testo vuol dire ridurre la complessità sintattica e le difficoltà lessicali;
  • ridurre il testo vuol dire eliminare le informazioni non essenziali;
  • facilitare la comprensione del testo implica proporre esercizi e tracce che facilitino l’individuazione delle informazioni più importanti.

Queste operazioni possono essere fatte inizialmente dal docente, ma occorre predisporre situazioni didattiche in cui gli studenti a poco a poco diventano protagonisti essi stessi della riscrittura, che è poi il principale modo di fare propri i temi del testo di partenza.

Intervenire su più livelli: la struttura

Se si deve operare su un testo che manca di segni grafici di suddivisione si può ristrutturarlo in modo gerarchico, dividendolo in brevi paragrafi e inserendo sottotitoli. Se il problema è la densità eccessiva delle informazioni occorrerà distinguere le informazioni principali e secondarie e ordinare le unità informative in senso logico e cronologico. L’inserimento di immagini, purché pertinenti, può facilitare la comprensione del testo.

Se nella classe ci sono studenti con gravi difficoltà di decodifica si devono usare caratteri maiuscoli o grandi, ben leggibili, ricorrere a spaziature, punti elenco, colori, formati diversi (grassetto, corsivo…).

testo semplificatoIntervenire su più livelli: linguaggio e lessico

Il registro dei manuali non è quello dell’italiano standard: il linguaggio è colto, con termini specialistici e tecnici. Gli autori poi ricorrono spesso a nominalizzazioni e a termini incapsulatori (pronomi, iperonimi…). Sono frequenti le “parole-concetto” ad alta densità semantica (es. agricoltura, istituzioni…). Spesso sono usati termini dai significati connotabili storicamente (es. Stato, democrazia, popolo…), termini polisemici che assumono significati diversi in contesti diversi (es. rivoluzione, volume, crescita…), termini derivati da discipline diverse (es. economia, sociologia, demografia…) usati in un altro contesto.

Per tutti i termini non usuali che sia necessario mantenere anche nel testo semplificato occorre costruire un glossario o aiutare gli studenti a costruirlo: lo si può tenere in una rubrica o, meglio, nel computer, linkabile all’occorrenza. Tale glossario va implementato anno dopo anno soprattutto per i termini che cambiano di significato con il cambiare delle epoche.

Se nel testo ci sono notazioni quantitative, statistiche, che possono mettere in difficoltà gli studenti con discalculia, sarà necessario aggiungere grafici e istogrammi a conferma o sostituzione delle informazioni numeriche.

Intervenire su più livelli: sintassi e stile

Linguaggio e lessico sono strettamente intrecciati con la sintassi e le scelte stilistiche degli autori e anche su questo terzo livello bisogna intervenire.

I periodi molto lunghi e complessi dovrebbero essere ridotti per lunghezza e semplificati. Un testo con diversi livelli di subordinazione può essere trasformato in un testo a struttura paratattica. Non tutte le subordinate però devono essere eliminate: solo quelle più rare e meno comprensibili, ad esempio le concessive o le interrogative indirette. Alcuni tipi di subordinate, le più usate, aiutano anche la comprensione dei nessi tra le informazioni: causali, finali, temporali.

Può essere utile modificare e sostituire le frasi con doppie negazioni o le frasi passive, impersonali, implicite, soprattutto quelle con il gerundio.

Alcuni elementi stilistici possono rendere più difficile la comprensione del testo: le figure retoriche (personificazioni, perifrasi, metafore, litoti, preterizioni…) o le espressioni “ambigue” (allusione, ironia…) dovrebbero essere evitate, soprattutto in presenza di allievi che parlano altre lingue, nelle quali tali figure retoriche possono non essere comprensibili.

Ridurre un testo

Occorre prudenza e attenzione se si decide di ridurre un testo. Abbiamo infatti visto che l’eliminazione dei brani descrittivi e narrativi toglie agganci alla possibilità del lettore di crearsi immagini e racconti mentali che sostengono la memorizzazione. L’eliminazione dei brani esplicativi e argomentativi riduce la comprensibilità di processi e trasformazioni.

Occorre lavorare di cesello e forse inserire elementi testuali o grafici che pongano in evidenza le diverse funzioni dei paragrafi e aiutino a identificare parole chiave e informazioni fondamentali, scartando quelle non essenziali.

Facilitare la comprensione del testo

Facilitare la comprensione del testo vuol dire proporre agli studenti i criteri per individuare le informazioni principali secondo una ipotesi di lettura decisa dal docente in prima persona o insieme alla classe. Tali criteri possono essere esplicitati con delle domande o degli organizzatori grafici[1].

mappeGli organizzatori grafici più utilizzati sono i diversi tipi di mappe, gli schemi, le tabelle semplici o a doppia entrata, i diagrammi di flusso ecc.

Gli organizzatori grafici hanno la funzione di trasformare un testo continuo in un testo discontinuo. Il testo discontinuo può concentrare in una sola pagina un intero capitolo o un’ampia sezione di un testo. Questo permette di avere una visione d’insieme del testo.  Mappe e schemi però sono spesso molto personali, difficilmente condivisibili in classe, a meno che si propongano in forma semistrutturata agli allievi. Richiedono anche allenamento e competenze specifiche. I docenti devono insegnare le operazioni logiche, linguistiche e metacognitive e far inoltre acquisire gli operatori disciplinari necessari per passare dal testo continuo al testo discontinuo.

 

[1]       «La lettura per studiare deve essere […] una ricerca predefinita di informazioni e non una esplorazione senza meta alla fine della quale cercare, con successive letture, di individuare cosa è più importante e cosa non lo è.»  Uno studente con dislessia infatti, si afferma in altra parte dello stesso articolo, «non può permettersi… di leggere più volte il materiale da studiare…» Cesare Cornoldi, Patrizio E. Tressoldi, Maria Lucina Stretti, Claudio Vio, Il primo strumento compensativo  per un alunno con Dislessia. Un efficiente metodo di studio – Dislessia N.1 gennaio 2010 – Erickson]

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