Feb
03

di Cristiana Zambon Cristiana Zambon_DidaSfera

I bambini che siedono ai nostri banchi maneggiano telefoni cellulari prima di imparare a camminare, chattano, fanno parte di svariati gruppi di WhatsApp e chiacchierano con i nonni via Skype. Forse per questo l’argomento della trasmissione dei messaggi ha affascinato tanto i miei alunni, i “makers”, di una classe quinta dell’IC Poggiali-Spizzichino di Roma che hanno cominciato a curiosare il capitolo del nostro libro di testo già da tempo (ndr. Il mondo nello zaino).

Il libro presenta un rapido excursus sull’evoluzione di questi mezzi, dai segnali di fumo dei pellerossa ai codici scritti, poi il codice Morse e le conseguenti evoluzioni.

Dalla carta all'esperienzaCosa abbiamo fatto

Pochi giorni prima delle vacanze natalizie abbiamo iniziato a leggere e approfondire insieme quelle pagine e il tempo che dedicavamo all’argomento non era mai sufficiente per cercare insieme le risposte alle loro curiosità.

Per gratificare e rafforzare questo interesse, ho assegnato un compito facoltativo da svolgere durante le vacanze: costruire un modellino di un mezzo di comunicazione a distanza. Facoltativo sì perché sapevo che diverse famiglie avrebbero trascorso le feste fuori città e probabilmente avrebbero avuto difficoltà a svolgere il lavoro. Ma soprattutto perché le proposte facoltative sono accolte sempre con entusiasmo maggiore.

 

Il giorno del rientro delle vacanze, camminando verso scuola, ho notato una piccola luce lampeggiante: i miei alunni giocavano ad inviarsi messaggi con il codice Morse nel cortile.

Ne hanno realizzate diverse versioni, anche utilizzando parti smontate da giochi alimentati a batteria che non utilizzavano più. E poi bicchieri e contenitori di ogni tipo collegati con fili e cordicelle.

Ho saputo così che durante le vacanze si sono incontrati in molti tra compagni per progettare e costruire insieme, ingegnandosi con quello che avevano a disposizione in casa. In alcuni casi solo fogli sui quali hanno scritto codici segreti creati associando lettere, numeri e colori o espressioni facciali per una versione tutta loro di alfabeto muto.

 È così che ho cominciato il 2016 in classe, accogliendo in classe piccoli makers orgogliosi delle proprie creazioni e pronti ad illustrarle ai compagni, curiosi dei lavori altrui e disponibili ad ascoltare ed imparare. Davvero un buon inizio di anno!

 


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