Dic
16

di Sandra Miotto

Guardare da vicino una metodologia è interessante quando si interseca con quelle esistenti da numerosi anni. Serve a coglierne gli aspetti originali, se ce ne sono, e a osservare con distacco opportuno la costruzione all’interno delle variabili implicate.

Flipped ClassroomL’insegnamento capovolto non nasce all’improvviso, possiamo rintracciare nell’apprendimento attivo e nel pensiero di Dewey alcuni dei suoi presupposti. Con tale metodo, in breve sintesi, si invertono i classici momenti dell’attività didattica: la lezione frontale si sposta a casa e le attività di studio in classe. Pertanto il momento della trasmissione dei contenuti, soprattutto in un primo approccio, viene affidato allo studente e ai media scelti per lui dal docente; lo studio e alcuni aggiungono le lezioni un tempo destinate al lavoro per casa costituiscono una parte centrale delle attività in classe. Viene superato il concetto di lezione frontale? Oggettivamente essa persiste, sebbene decentrata e affidata a supporti tecnologici se non a una documentazione tradizionale, dovendo l’insegnante rispondere ai bisogni diversi degli allievi. Da questa prospettiva affermare che la metodologia flipped superi l’insegnamento tradizionale risulta una forzatura, cambia solamente luogo, mentre la novità risiede in un altro contesto.

Ma il capovolgere quale ambiente crea?

Se noi anticipiamo le attività di prima informazione e orientamento, mettiamo lo studente di fronte a un ambiente complesso di apprendimento, a meno che la banalità della “lezione “ richieda per lui il minimo impegno. Ecco la prima problematica per l’insegnante: quali materiali mettere a disposizione affinché siano propositivi per i diversi alunni della classe? Si dovrà tener presente che non saranno comunque appetibili per tutti e in genere gli allievi non sono automaticamente motivati a vedere e rivedere video didattici. Nella progettazione del primo approccio con i concetti della disciplina prescelta l’eventuale devianza va considerata attentamente, di solito si tratta dei giovani più promettenti i quali possono costituire il gruppo trainante nei momenti di peer education, quando in classe si studieranno secondo prospettive diverse le varie proposte didattiche aiutandosi reciprocamente. Sottovalutare tali attese può limitare oltremodo l’azione successiva, anche se l’approccio a tali ambienti complessi è opportuno  considerarli in progress, per avvicinamenti successivi, modulati sulle dinamiche che insorgono nella classe. Se gli obiettivi si scelgono prima, il procedere e i modelli di avvicinamento successivi saranno di per sé molto variabili e dettati dagli studenti. Svolgere il programma diviene l’ultima preoccupazione, tuttavia un ripensamento anche su questo versante andrebbe riconsiderato in una realistica progettazione, vista la struttura attuale della scuola italiana.

Apprendimento complesso

Vale la pena di considerare alcuni pensieri di Morin sull’apprendimento il quale osserva come per tradizione si tende a conoscere il mondo “Per idee chiare e distinte” (Pascal), riducendo a semplice,cioè separato, quello che esiste con legami e interconnessioni, il molteplice in qualcosa di unificato. In realtà, oggi c’ è la necessità di raccogliere la sfida della complessità del reale, cioè cogliere le relazioni, le interazioni, le implicazioni multidimensionali senza disconoscere gli aspetti conflittuali. Affidare pertanto un insegnamento capovolto o un qualsiasi altro percorso al solo riconoscimento delle regole risulterebbe quanto mai riduttivo se non contestualizzato in un modello o mappa interconnessi che diano il senso articolato e complesso del problema affrontato. Esiste poi l’incertezza e la fragilità del vivere umano contemporaneo, aspetti non secondari in ambito educativo. Nasce di qui il concetto di Morin dell’ecologia dell’azione che si realizza, a qualsiasi età, nella capacità di modificare la propria azione in funzione dei rischi incontrati e delle informazioni ottenute durante il percorso. Il momento della seconda inversione del Flipped classroom lo studio in classe,diviene focale e potrebbe rendere agibili tragitti complessi nelle trame di relazioni sociali e dinamiche di gruppo. Trasferire tuttavia l’apprendimento in classe non è una novità nelle pratiche di molti docenti, forse nella pratica flipped viene riconosciuta la tecnica apertamente e resta, a mio avviso, il suo tratto più importante.

Ambienti

Quando si parla di insegnamento capovolto si fa largo riferimento agli ambienti costruttivisti e di problem solving, quasi fossero un tutt’uno, anche Checchinato nella sua ampia esposizione li cita come connaturati al metodo insieme a quello della ricerca. Tali ambienti favoriscono le esperienze dello studente come costruttore della propria conoscenza, dell’insegnante come facilitatore che sostiene i percorsi dell’altro. Si comprende secondo molteplici prospettive, mentre l’apprendimento avviene in contesti realistici e rilevanti, secondo un profilo di autenticità. Se il docente sceglie i materiali e gli obiettivi, il vero protagonista delle attività è colui che apprende, inserito nel processo non come singolo attore, ma all’interno di una rete di relazioni tra pari e le dinamiche che intersecano i vari gruppi. Se poi osserviamo l’approccio scientifico alla risoluzione di un problema vediamo che le fasi di formulazione delle ipotesi, la verifica e la valutazione delle soluzioni sono tra gli altri i momenti significativi di costruzione personale della conoscenza, senza parlare del momento applicativo che può orientare di nuovo il percorso di chi sta apprendendo.

Vari modi di fare flipped

FlippedClassroomEsistono vari modi di rovesciare la classe, per un lavoro individuale oppure per un lavoro di gruppo, comunque sarebbe opportuna una facile intercambiabilità tra le due forme visto che i percorsi tendono ad essere individualizzati. Andrebbero tuttavia considerate anche azioni di orientamento da parte del docente qualora persistano nella classe atteggiamenti di spinto individualismo o eccessivo gregarismo: garantire esperienze varie e diversificate dovrebbe essere una costante preoccupazione di chi si occupa di apprendimento. Interessante il capovolgimento cui segue un dibattito (pure questa una pratica non nuova) all’interno della classe, durante il quale ognuno o gruppi di allievi sostengono l’esattezza dei propri assunti di fronte ai compagni (Peer Istruction Flipped Classroom), mentre in un’altra forma viene esplorato un problema (Problem Based Learning Flipped Classroom); nella forma di Inqury Flipped Classroom si visionerà un video in classe per osservarne i contenuti e spiegarne i fenomeni con l’opportuno intervento dell’insegnante per eliminare qualche dubbio. È la forma più vicina alla lezione in classe, anche se ricorre alla formula dello “spiegare insieme”.

Come valutare?

Indubbiamente si parla di ambienti complessi per cui la rilevazione in un contesto di prolungata interazione e scambio reciproco sottende un continuo monitoraggio delle parti per orientare, rispondere alle richieste/problemi degli studenti. Va inoltre considerata la varietà qualitativa delle risposte che si possono determinare negli spazi “liberi” predisposti e potrebbero coprire un ventaglio piuttosto vasto, per esempio, dalla enucleazione del concetto, all’uso di abilità specifiche, all’espressione di vere e proprie competenze. È ovvio che una griglia è poca cosa di fronte alle variabili molteplici cui l’ambiente richiama. Si parla in alcuni casi di rubriche, di valutazione autentica, di portfolio e sembrano strumenti adatti per giungere a una valutazione appropriata che si potrebbe abbinare in trama ad alcune forme tradizionali (Test) per specifici percorsi. Non è semplice, si richiede una rilevazione complessa, intrecci più che singole prove, spesso ricavate nel contesto dall’insegnante che partecipa al gruppo e osserva attentamente le dinamiche del proprio gruppo di allievi.

Il diritto di ampliare le proprie esperienze

All’analisi di alcuni aspetti dell’insegnamento capovolto sembra emergere un metodo piuttosto circoscritto (Marconato sottolinea “una pratica debole”), da cui prorompono le idee, le problematiche di altri metodi che il Fippled , a mio parere, ha avuto il merito di riportare ancora in primo piano, sottolineandone l’importanza fondamentale nell’educazione contemporanea. Capovolgere, quindi? Si può rispondere con un’affermazione, un’ esperienza per gli studenti “posti a nuotare in una piscina quasi da soli”, però con altre esperienze accanto perché hanno diritto al molteplice e a visioni che non diventino strettoie. Serve all’insegnante per rivedere il proprio ruolo: trasmettere non è l’azione principale del suo lavoro, ma supportare, monitorare, mostrare altre possibilità, facilitare ecc. sono le attività che gli competono, non ultima quella del collaborare insieme ai colleghi. Quando veramente si voglia incidere sul comportamento di un gruppo un metodo, non solo il flipped, va condiviso e discusso a livello di Consiglio di classe, se non d’interclasse o d’istituto, sarebbe quanto mai sterile e dannoso agire diversamente. Serve anche per rivedere l’impianto di valutazione che ormai risulta insufficiente soprattutto da quando si parla di competenze. Problemi non recenti nella scuola, ancora aperti che l’insegnamento capovolto ha ravvivato anche solo con l’urgenza di porre gli studenti ancora una volta al centro dell’azione educativa.

 

Sandra Miotto è autrice su DidaSfera di Progetto Lingua

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