Dic
10

di Antonio Milanese Antonio_Milanese
Ivano Anemone Ivano Anemone

I DSA mettono la scuola di fronte a se stessa, al suo futuro e alla realtà.

È difficile stabilire il momento in cui l’informatica ha fatto il suo ingresso nella didattica non come materia di studio ma come strumento trasversale di supporto all’apprendimento. Difficile perché l’inserimento è stato graduale ma inarrestabile, con modalità e tempi diversi da regione a regione, da città a città, da scuola a scuola. In fondo, è proprio questo il modo in cui tutte le novità tecnologiche degli ultimi anni sono entrate nelle nostre case e nelle nostre tasche. Quasi senza accorgercene, ci siamo ritrovati in un mondo profondamente diverso da quello di appena cinque o dieci anni fa: smartphone, tablet, smart tv, cloud, rete 4g, wifi fanno parte ormai della nostra quotidianità in modo così pervasivo da far credere che il mondo sia sempre stato così.

Se chi sta dalla parte della cattedra può indugiare in ricordi di cui spesso la nostalgia tende a rimuovere l’effettiva scomodità (le interminabili ricerche nelle enciclopedie impolverate, le tesi di laurea scritte a macchina e la ricerca di una cabina telefonica per avvisare di un ritardo), chi è seduto adesso sui banchi di scuola non conosce altro mondo che quello frenetico, interconnesso, in tempo reale di oggi. In che modo si pone la scuola rispetto a tutto questo? L’esperienza scolastica è percepita come un mondo “altro”, un tuffo in un passato lento, cartaceo, fatto di inchiostro rosso e note sul registro, un pegno da pagare alla scuola dell’obbligo prima di rituffarsi nel presente che già fa capolino dal cellulare abilmente nascosto sotto il banco? Oppure si crea una sorta di continuità tra la scuola e la vita, l’apprendimento delle materie scolastiche e quello delle abilità da padroneggiare per essere cittadini consapevoli e attivi del terzo millennio?

I più tradizionalisti, barricati dietro un fiero “si è sempre fatto così”, al di là di argomenti più o meno condivisibili, sollevano un punto importante: l’istituzione scolastica è molto antica e l’immagine del tomo di carta è intrinsecamente legata alla nostra idea di studio da esserne l’emblema indiscusso. Come innovare senza stravolgere, col rischio di fare addirittura dei danni? Di fronte a un’impresa del genere, un po’ per prudenza e un po’ per pigrizia, la scelta spesso (per fortuna non sempre) è stata quella di non far nulla: lasciare tutto com’è, far passare gli anni, permettere al progresso tecnologico di tracciare un divario sempre più netto tra la quotidianità e l’esperienza scolastica causando, tra le altre cose, un forte senso di inadeguatezza e impreparazione tra gli studenti catapultati fuori dalle aule scolastiche in un mondo del lavoro (ma in un mondo in generale) che non vive al ritmo della campanella ogni ora. Ma un passo decisivo verso una nuova visione dell’apprendimento, finalmente al passo con le disponibilità offerte dalla tecnologia, è arrivata, forse in modo imprevisto, dalla legge sui DSA.

Bambini DSAFacciamo un passo indietro: per DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) si intende una significativa difficoltà negli apprendimenti di tipo scolastico (lettura, scrittura e calcolo) in presenza di adeguato funzionamento intellettivo (il cosiddetto QI, per intenderci), e senza deficit neurosensoriali (come, per esempio, problemi visivi) o inadeguata istruzione, tali da giustificare l’inadeguata acquisizione di lettura (dislessia) e/o scrittura (disortografia e disgrafia) e/o calcolo (discalculia). Da ormai 5 anni la legge 170/2010 ha messo nero su bianco la possibilità di introdurre in ambito scolastico ausili tecnologici a favore di studenti con DSA, in grado almeno in parte di sopperire alle loro difficoltà. Come? Gli esempi sono molteplici, proviamo a vederne alcuni:

  • SINTESI VOCALE: è forse il più noto fra gli strumenti compensativi a disposizione dei dislessici. Con questo ausilio si ha la possibilità di studiare testi scritti ascoltandoli, risparmiando così energie che potranno essere dedicate alla comprensione del testo (più la lettura è difficoltosa, più richiede l’utilizzo di risorse attentive).
  • TESTI IN FORMATO DIGITALE: un indubbio vantaggio che offrono per i dislessici è la possibilità di cambiare spaziatura e font i quali, se modificati in maniera opportuna, possono facilitare la lettura del testo.
  • VIDEOSCRITTURA: la prima caratteristica che contraddistingue una persona disgrafica è la difficoltà nel rendere la propria scrittura leggibile. Ecco che passando “semplicemente” dalla scrittura con carta e penna alla produzione di elaborati scritti con computer e tastiera, si elimina il problema della grafia.
  • VIDEOSCRITTURA CON CORRETTORE ORTOGRAFICO: nei casi di disortografia (cioè problemi nell’utilizzo del corrette regole grammaticali durante la scrittura) il correttore automatico può essere un valido “aiutante” che consente di visualizzare gli errori di scrittura (o anche correggerli istantaneamente), alleggerendo il carico cognitivo dedicato alla corretta trascrizione e lasciando quindi che lo studente si concentri maggior mente sul significato di ciò che sta cercando di scrivere.
  • OCR: programma per trasformare un’immagine scannerizzata in un testo digitale, con ovvi vantaggi, soprattutto pensando a persone che faticano a scrivere.
  • CALCOLATRICE: è sicuramente uno dei primi ausili tecnologici ad aver fatto ingresso nelle scuole. Non necessita di presentazioni.
  • PROGRAMMI PER CREAZIONE DI MAPPE CONCETTUALI: la creazione e l’utilizzo di mappe concettuali come fase di rielaborazione e sintesi di quanto appreso è un metodo che sta prendendo sempre più piede nelle nostre scuole, al punto che ora sono disponibili molti programmi che rendono disponibile la creazione informatizzata di queste mappe, e soprattutto, con un po’ di esercizio, diventano molto più pratici da usare rispetto alla realizzazione di mappe tramite carta e penna.

Si tratta spesso di strumenti importantissimi almeno per tre ragioni che riguardano i ragazzi con DSA, gli altri studenti e, infine, gli insegnanti. In primis, infatti, questi mezzi svolgono il compito per cui sono stati adottati: permettere ai bambini e ragazzi con disturbi dell’apprendimento di superare le proprie difficoltà e ottenere dei risultati scolastici adeguati alla loro intelligenza. Inoltre, possono rivelarsi utili anche per i “normolettori” che spesso potrebbero adottare sin da subito gli stessi accorgimenti che a volte, comunque, finirebbero per adottare in una fase successiva dell’esperienza scolastica o della vita (le audioregistrazioni delle lezioni, ad esempio, sono una prassi comune all’università, così come il ricorso a schemi e mappe concettuali). Infine, dal punto di vista degli insegnanti, questi nuovi strumenti possono aiutare finalmente a sganciare il concetto di apprendimento dall’immagine del quaderno e della penna, per arrivare a una nuova visione della scuola, laddove si impara attraverso diversi canali di cui uno (la lettoscrittura) finora è stato privilegiato da circostanze tecnologiche e di realizzabilità, ma che in futuro potrà essere ridimensionato e inserito in un contesto in cui interagisce con gli altri canali finalmente resi accessibili dall’innovazione tecnologica. Così come, in fondo, è già nella realtà di chi ha lasciato i banchi da un po’ di anni.

Insomma, da necessità di alcuni a opportunità per tutti. Sono in molti, adesso, ad aver capito che, alla fine dei propri studi, un ragazzo abituato a studiare sia sul libro che attraverso le mappe concettuali, le ricerche su internet e i video didattici ampiamente disponibili su internet avrà delle caratteristiche più interessanti rispetto a chi ha lavorato solo di biro ed evidenziatore, e per questo molti docenti si stanno informando e attivando con grande impegno ed entusiasmo. Due sono le parole chiave per intraprendere con successo la svolta digitale dell’apprendimento: formazione e condivisione. Da questo punto di vista negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di gruppi tanto numerosi quanto affiatati di insegnanti che mettono in rete idee, risorse, esperienze sia positive che negative (perché evitare la ripetizione di una strategia inefficace è altrettanto importante che indicarne una efficace), materiali creati anche attraverso la collaborazione dei membri del gruppo, e molto altro. Cosa manca per completare il quadro? Probabilmente degli studi condotti su ampia scala in grado di stimare l’effetto positivo o negativo dell’introduzione degli strumenti digitali. Compito complesso e sicuramente dispendioso, ma senza dubbio utile per un futuro in cui, comunque, questi strumenti finiranno per entrare nella cassetta degli attrezzi dello studente che, di volta in volta, dovrà essere in grado di selezionare quello più adeguato.

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