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Il libro di testo è di destra?

postato da Maurizio Chatel in Polemiche

Gaber era un uomo intelligente ma scriveva canzoni, non si occupava di politica. Non me lo vedo nei panni di Grillo. Malgrado tutto, pensare in termini di destra e sinistra ha ancora un senso.

Ci sono infatti scelte che escludono (destra) e altre che includono (sinistra). Chi si occupa di scuola, per esempio, può pensare all’istruzione pubblica come servizio o come sperpero. Con quanto segue…

Rimanendo nell’ambito scolastico, per abitudine si considera che la difesa del libro di testo sia “di destra” (una scelta autoritaria e classista), mentre la sua contestazione si addica alla sinistra. Questo da quarant’anni almeno. A rendere più complicato e infuocato il confronto ci si è messa la tecnologia informatica, come ben sappiamo, così che il discorso si è spostato dal piano delle idee a quello economico: non abbiamo bisogno degli editori, i libri (di testo) ce li facciamo da soli. La cultura è un bene comune non rivale.

Questo modo di porre la questione costringe chi vi si dedica su un “letto di Procuste”: se difendo il libro di testo difendo, of course, l’editoria scolastica. Non c’è scampo. E allora vorrei raccontare una storia.

C’era un Paese (lo chiamiamo Grillandia) in cui una rivoluzione popolare aveva abbattuto tutte le barriere classiste ed economiche che impedivano il libero e gratuito accesso alla cultura. Si poteva scaricare da Internet tutta la musica che si voleva; lo stesso per i film e per ogni forma di intrattenimento, ma non solo. I documentari scientifici e culturali erano liberamente accessibili sulla rete, i giornali non costavano nulla – a parte il fastidio della pubblicità invasiva – e ogni forma di spettacolo era immediatamente fruibile in streaming. I teatri lirici erano gestiti a prezzi popolari e tutti potevano finalmente andare ad ascoltare l’opera. I musei erano aperti 16 ore al giorno ad 1 euro e, dulcis in fundo, agli studenti venivano forniti libri di testo totalmente gratuiti.

Purtroppo, nei Paesi circostanti non era così. Ovunque nel resto del mondo la cultura aveva ancora un suo prezzo e non a tutti era permesso accedervi, se non saltuariamente e rinunciando ad altri piaceri. Se volevi leggere un libro o andare ad ascoltare la Carmen dovevi pagare – e non poco –  rinunciando così ad altri dieci libri e al resto della stagione lirica; se volevi studiare non potevi comprarti le Nike o il nuovo IPad, e così via. In Grillandia quindi tutti erano felici e guardavano con giusto disprezzo al liberismo selvaggio imperante nel resto del mondo.

Ben presto però cominciarono i guai. Gli attori e i cantanti non ne vollero più sapere di recitare e cantare nei teatri di Grillandia perché altrove erano pagati di più. Per un po’ i teatri accolsero i nuovi talenti e si visse una nuova stagione felice, ma a un certo punto anche loro si stufarono del pezzo di pane che ricevevano e cominciarono ad emigrare all’estero. Gli scrittori affermati cercarono editori stranieri e in Grillandia rimasero quelli che prima non erano mai riusciti a farsi pubblicare. Ma si scoprì presto che a nessuno piaceva scrivere “per la gloria”, così che la letteratura e la divulgazione scientifica si ridussero al lumicino. I musei non ebbero più fondi per conservare il loro patrimonio e alla lunga dovettero chiudere i capolavori in cantina per preservarli dalla devastazione. Per non parlare dei laureati. Ora che l’istruzione non costava più niente, le masse poterono accedere all’università ma per i laureati non c’era più lavoro. Quello che una volta facevano le grandi istituzioni culturali e le case editrici ora lo poteva fare chiunque, ma gratuitamente. Perché dunque prendere la laurea? Oppure, se proprio ci si teneva a farsi una cultura, si finiva per emigrare in cerca di un adeguato riconoscimento professionale.

Per farla breve, Grillandia divenne un Paese in cui molti scrivevano ma nessuno leggeva (per disperazione). I teatri non avevano più pubblico perché la gente preferiva scaricare le opere da YouTube, ascoltandosi (male) i grandi cantanti che si esibivano nei grandi teatri americani ed europei. I musei erano aperti ma non c’era più niente da vedere e la gente doveva accontentarsi di guardare i quadri su wikipedia. A scuola, qualche insegnante scriveva sul suo libro di testo auto-prodotto che la Shoah non era mai esistita e gli allievi dovevano ripeterlo all’interrogazione. Gli operai non avevano lavoro perché la globalizzazione aveva favorito le potenze economiche emergenti (Cina e India), e gli intellettuali non avevano lavoro perché la cultura non ne dava più.

Bastarono pochi anni, e Grillandia esplose coma la Giudea al tempo dei Romani: una diaspora immane travolse il mondo e ovunque il genio grillandese potè tornare a brillare, meno che in Grillandia.

 

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