Feb
04

Il misantropo

postato da Maurizio Chatel in Polemiche

*questo non è un blog politico, ma quando ci vuole, ci vuole

Scriveva Pasternac: “Non mi occupo di politica: non mi interessano gli uomini indifferenti alla verità”. Forse la prima asserzione è discutibile, ma la seconda è indubbiamente azzeccata. Oggi più che mai.

Politica e verità: quasi un ossimoro. L’ideologia non è certamente portatrice di verità. Essa, com’è noto, tende a rappresentare, non necessariamente in modo distorto, una particolare visione del mondo, escludendo più o meno consapevolmente quella alternativa. Si dice che le ideologie sono morte, ma con quale conseguenza? Di esse è rimasta la tendenza a semplificare ed escludere, senza il nutrimento di un’idea. Non siamo più ideologici, siamo manichei. Non so cosa sia peggio.

Un’altra conseguenza – strettamente legata alla scomparsa delle idee (quasi una damnatio memoriae) – è la degenerazione del principio di rappresentanza: non scegliamo più i nostri rappresentanti in base a una comunanza di idee, ma sulla base di un impulso. Una dimostrazione? A parte le “tifoserie” di destra o di sinistra, oggi si va a votare ponendosi la domanda “CHI voto”… dimenticandoci che nel momento in cui ESPRIMO un voto, esprimo me stesso: “chi SONO…”.

La propaganda politica oggi è fatta di facce: c’è quella dell’uomo di successo, quella del giovane, quella dell’incazzato, circondate immancabilmente da un alone di folla delirante, certamente non pensosa. Per “scendere in campo” è diventato indispensabile essere noti; la cosa mi fa paura. Qui infatti il discorso si fa complesso… la COMPLESSITA’: un’altra grande assente dal dibattito politico odierno.

Per essere noti, diciamo FAMOSI, non è necessario essere competenti. Si può diventare noti facendo il pugile, il comico, la velina: tutto questo è diventato sufficiente a proiettarti verso la gestione della cosa pubblica. Attenzione però: questa non è responsabilità dei partiti, ma del “popolo”. Certo, i partiti cavalcano l’onda, fanno il pieno di celebrità per fare il pieno di voti, e quindi si fanno corresponsabili della deriva populista… ma proprio tutti?

Dicono: “i partiti fanno tutti schifo…”. Semplicemente, sono gli uomini che fanno schifo; un Partito è una comunanza di idee, non un’accozzaglia di gente… un Partito è un’idea, non una persona. Ci sono quindi partiti che hanno idee perché hanno una Storia, e altri che sono sorti attorno a una faccia, e sono quindi senza Storia (anche, e forse soprattutto, all’estrema sinistra, dove quello che conta è distinguersi, non unirsi – e questo già all’epoca di Marx il quale, com’è noto, non ha mai accettato di allearsi con nessuno… Grillo ha imparato bene la lezione).

Ma che cos’è “Storia”? Niente intellettualismi… intendo per Storia la traccia lasciata in noi dalle esperienze. Se voglio governare, devo sapere come si fa, devo cioè averne fatto esperienza. Questo percorso di esperienza nell’amministrazione lo garantisce solo un’organizzazione che seleziona i suoi quadri, li forma, li responsabilizza gradualmente – dai piccoli incarichi a quelli più pesanti – proponendoli democraticamente all’elettorato. Una formazione “storica” fatta di capacità DIMOSTRATA di risolvere i problemi, di sapersi confrontare con la complessità del reale; ma anche di coscienza del valore che hanno avuto nel passato le idee. La Storia infatti insegna che non esistono idee “nuove” ma solo modi diversi di coniugare le idee con la realtà. Le idee di “giustizia”, “equità”, “uguaglianza” non hanno niente di nuovo; quello che cambia è il loro rapporto con il reale.

La Politica è fatta di piccoli passi: se sei giovane, vai a fare il consigliere comunale; ma non ti mando in senato o al governo solo perché hai una bella faccia da trentenne. A prendere le decisioni difficili, quelle in cui ci si misura con la finanza mondiale, con gli interessi delle grandi potenze, con i debiti pubblici lasciatici in eredità dal Welfare da Guerra Fredda, io preferisco mettere un volto scavato dalle rughe della consapevolezza e della sconfitta.

Dicono: “i politici sono tutti ladri…”. Allora mandiamo a casa i ladri, ma non i partiti. Perché “mandare a casa” i partiti vuol dire mandare a casa le idee, e questo succede solo nelle dittature.

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