Dic
09

De eBookorum Natura (2)

postato da Maurizio Chatel in Didattica, Testi digitali

«A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire» [Guglielmo di Occam]

 Perché il carro armato di Leonardo non fu mai usato?
File:Leonardo tank.JPG

 

 

 

 

 
1) Un’invenzione è utile nella misura in cui è compresa; 2) è compresa nella misura in cui è utilizzabile; 3) è efficace nella misura in cui risolve problemi concreti. Ma lasciamo stare Leonardo e veniamo agli eBook…

Facendo ancora un piccolo passo indietro. Torniamo agli anni dei video tape, alle biblioteche  scolastiche piene di nastri VHS con l’intera storia del teatro, documentari scientifici di prim’ordine, e quant’altro. Perché non nacque un METODO da quella rivoluzione tecnologica? 1) Perché l’insegnante medio (nel senso di medio-cre) era quello che imbucava il nastro nel lettore e poi si sedeva al fondo della sala a correggere i compiti arretrati mentre la classe era tenuta a balia dalla tivvvvù. 2) Perché la famosa “sala video” era una sola in tutta la scuola e per visionare un nastro dovevi metterti in lista ad inizio quadrimestre. 3) Perché non c’era una produzione di video pensati per la scuola (almeno in Italia) e la maggior parte del lavoro formativo era ancora delegato alla lezione frontale.

Poi vennero i “laboratori d’informatica”. Un’altra rivoluzione mancata: 1) perché i docenti alfabetizzati al digitale erano (e sono) una minoranza – naturalmente parlo di docenti capaci di produrre un percorso formativo strutturato all’interno di un sistema operativo complesso e interagente con il WEB. 2) perché il laboratorio d’informatica era (e rimane) un unico ambiente con macchine di solito obsolete a fronte di scuole sempre più affollate; 3) perché per lunghi anni il mondo del digitale ha seriamente trascurato il mondo della scuola, se non con trovatine di poco conto.

E siamo così giunti nell’epoca dell’eBook e dei Devices iper-tecnologici. Chi ne denuncia il precoce fallimento dovrebbe tenere conto di alcuni fatti: 1) l’età media dei professori  (soprattutto delle superiori) in Italia è di cinquant’anni; vale a dire che abbiamo a che fare con gli stessi che hanno già visto/fatto fallire due ipotesi di innovazione piuttosto consistenti; 2) la connessione a Internet nelle scuole serve quasi esclusivamente a permettere il funzionamento delle segreterie: le classi sono le stesse di quarant’anni fa; 3) chi dovrebbe produrre eBook insegue pure logiche di mercato e quindi considera (per forza di cose) la didattica un non-investimento. Proviamo ad approfondire quest’ultimo punto.

A parità di contenuti, un eBook didattico è più efficace su un dispositivo portatile che su uno fisso, per la semplice ragione che è più facile IMMAGINARE una classe di allievi dotati di tablets piuttosto che una classe di studenti ciascuno a una postazione internet. Bene… ma qual è l’idea del Tablet/iPad che “innanzi tutto e per lo più” ha lo studente/insegnante medio(cre)? Quella che gira nell’informazione di massa: una scatola magica piena di giochi, musica e app, uno sciocchezzaio consumistico buono per isolarsi completamente dal mondo. E allora torniamo al carro armato di Leonardo: 1) prima di usare efficacemente uno strumento (nuovo o vecchio che sia) occorre comprenderlo nelle sue autentiche potenzialità. Le potenzialità del Tablet/iPad prevedono un suo uso INTELLIGENTE? Qualcuno dovrebbe prima di tutto preoccuparsi di dare una risposta a questa domanda, e non uno qualsiasi ma possibilmente un esperto di formazione e di didattica. Attenzione: io qui capovolgo i termini della questione: il problema non sono i ragazzi ma ciò che gli mettiamo in mano. Infatti: 2) riempire la scuola di Tablet senza aver ri-pensato al libro di testo (eBook) è la pià grande idiozia di questi tempi idioti. Offrire “programmi educativi” senza contenuti ma tecnicamente miracolosi è – al pari tempo – un atto di pura e totale irresponsabilità, perché vuol dire privilegiare il canale rispetto al messaggio, lo stesso errore che ha condannato la TV a diventare un immondezzaio. E poiché Tablet e iPad stanno venendo sempre più ad assomigliare ad immondezzai, non c’è da stupire se i cinquantenni storcono il naso all’idea di portarli in classe. 3) il grande problema che i miracolosi dispositivi moderni dovrebbero risolvere, a mio modesto parere, è quello di facilitare l’apprendimento. Non perché gli studenti del 2000 sono diventati sub-umani, ma perché vivono in un sistema comunicativo che non è più quello del testo stampato. Ma per facilitare l’apprendimento è indispensabile che il mezzo (il MEDIUM) non assorba più attenzione del contenuto. Occorrono quindi bei contenuti, non belle app. Occorrono cioè libri di testo, ovviamente in formato digitale, capaci di rivoluzionare l’apprendimento, agganciandolo in forma non-strumentale al sistema comunicativo vigente.
Ma ho come un sospetto: il Tablet/iPad non è nato per essere intelligente, ma appetibile e consumabile. Ci sarà un editore capace di dominarne il fascino auto-distruttivo trasformandolo in uno strumento di liberazione e di progresso?

 

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