Mag
09

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43901&typeb=0&Ci-risiamo-il-sottosegretario-del-Miur-a-sostegno-delle-Paritarie

Posted in Uncategorized | 1 Comment

One Response to Globalist, 9 maggio. Ci risiamo. Il sottosegretario del Miur a sostegno delle paritarie

  1. Angelo says:

    Non sono d’accordo nel dare finanziamenti statali a chi gestisce in modo del tutto privatistico un servizio: questo vale anche per l’istruzione.
    Mi spiego meglio. Non sono contrario per principio alla scuola privata, fare cultura e formazione non è una prerogativa esclusiva dello stato, diversamente sarebbe dittatura.
    Però, nel momento in cui esiste la validità giuridica del titolo di studio, lo stato, che emana le leggi, nel riconoscere la parità delle scuole private, deve verificare (VERAMENTE) che i minimi strumentali richiesti per quel titolo di studio siano stati conseguiti anche dagli alunni di queste scuole. Non solo, il finanziamento è ammesso solo se gli insegnanti vengono chiamati dalle graduatorie pubbliche valide per le scuole statali. Diversamente, per la chiamata diretta degli insegnanti, il servizio prestato non è riconoscibile nella scuola statale. Non è un fatto marginale, è un fatto fondamentale! Infatti oggi come oggi le scuole private paritarie hanno la facoltà della chiamata diretta degli insegnanti; questo comporta sovente una scelta da parte delle stesse scuole dei docenti più graditi, che non coincide sempre con la loro comprovata professionalità semmai ad un’appartenenza ed accondiscendenza verso la direzione della scuola. Il premio SICURO, per questi docenti, è il punteggio da spendere poi nella scuola statale.
    Nella sostanza ci troviamo di fronte a docenti della scuola statale che fanno pochi punti perché “non amano” una certa gestione della scuola privata e docenti che fanno tanti punti perché “accettano tutto”…. Il risultato è che molto spesso i docenti delle private entrano in ruolo nella scuola pubblica prima degli altri perché hanno macinato più punti….Alla faccia della meritocrazia. Allora, ripeto, le scuole private se vogliono la chiamata diretta dei docenti devono sapere che il servizio prestato dai suoi insegnanti non verrà riconosciuto nelle scuole statali.
    Dal punto di vista dei suoi fruitori c’è un altro aspetto da non sottovalutare: quanti si possono permettere una scuola privata?
    Il bonus alle famiglie è un fatto molto relativo, perché se non si possiede un reddito discreto è difficile far frequentare una scuola privata al proprio figlio. Più blasonata è la scuola privata, più è alta la retta e più la scuola diventa scuola di èlite.
    Infatti già ci stiamo avviando verso una scuola statale destinata sempre più ai meno abbiente a fronte di scuole private livellate secondo il portafoglio. Questo è quello che succede già da tempo negli USA, dove esistono le scuole statali frequentate prevalentemente dalle etnie popolari ed i college privati. Lo sfacelo della scuola pubblica statunitense è sotto gli occhi di tutti.
    Anche la scuola statale italiana, per questo, sta diventando sempre più difficile da gestire sia dal punto di vista comportamentale da parte dei suoi alunni sia per i livelli culturali sempre più bassi, atteso che chi vuole veramente studiare o possiede un pinguo portafoglio approderà verso altri lidi.
    In Italia cosa vogliamo fare? Vogliamo sempre più penalizzare la scuola statale riducendola a centro di socializzazione e alfabetizzazione dei meno abbienti, mentre chi vuole studiare ed ha un pò di soldi andrà alla privata per non mischiarsi col volgo, o vogliamo riqualificare la scuola statale?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *