Apr
23

immagine Guglielman

Camminare con uno zaino in spalla comporta sempre una certa fatica, anche se lo zaino è leggero. Dopo pochi passi è la strada che si apre da sé. Spero che tu possa trovare questa chiacchierata piacevolmente sorprendente come lo è stata per me. Di solito i ringraziamenti si fanno alla fine, ma sono così grato ad Eleonora per avermi ospitato accanto a lei in questa camminata che lo faccio anche in principio, grazie!

Eleonora, di cosa ti occupi?

Lavoro da parecchi anni nel campo dell’educazione: ho iniziato collaborando con il Dipartimento di ricerche storico-filosofiche e pedagogiche dell’Università La Sapienza di Roma, nel quale svolgevo ricerche e attività seminariali; successivamente ho iniziato a occuparmi di e-learning e tecnologie educative, nel periodo in cui ancora si parlava di “formazione a distanza“. Accanto all’attività in ambito accademico (ricerca, ma anche e-tutoring, insegnamenti alla SSIS e in Master Universitari, ecc.) ho svolto attività professionali di consulenza.
Nel 2004 con alcuni soci ho fondato un istituto privato di ricerca, Learning Community, con il quale lavoriamo soprattutto nel contesto degli interventi e delle azioni cofinanziate dal Fondo Sociale Europeo nel Lifelong Learning Programme. Abbiamo progettato, realizzato e partecipato a diversi progetti Equal, Leonardo e Grundtvig sui temi del complex learning, dell’autoapprendimento, della personalizzazione degli apprendimenti e altre tematiche educative.
La mia formazione è decisamente “umanistica”: sono laureata in filosofia, ho un perfezionamento sulle metodologie della formazione in rete e un dottorato di ricerca in pedagogia.
Attualmente  svolgo attività di ricerca e formazione con l’Università Roma Tre, accanto alle attività professionali. Le mie aree di interesse sono la didattica,  l’e-learning, le tecnologie didattiche per la disabilità, l’accessibilità degli interventi formativi in rete, temi sui quali ho pubblicato alcuni articoli e saggi.
Mi sono occupata anche delle tematiche del software libero e mi interesso di tutti gli aspetti comunicativi e sociali della rete; in più, sono appassionata di tecnologie, pur non essendo un “geek”. Sono sempre in rete 24/7 , sia per lavoro sia per diletto!

Quando provi stupore?

Beh! Malgrado l’età e le esperienze avute, che avrebbero in qualche modo dovuto vaccinarmi,  riesco ancora a stupirmi molto spesso. E, purtroppo, non sempre per motivi piacevoli. Provo sempre una certa meraviglia nel constatare l’ignoranza, l’approssimazione e la superficialità che pervadono il mio settore di studio e di lavoro, un settore che dovrebbe essere popolato di operatori intellettuali e culturali, e che invece è in molti casi in mano ai professionisti del “mordi e fuggi” . Ad esempio, il numero di personaggi che si professano grandi esperti di e-learning e sanno a malapena accendere un computer e inviare un’e-mail: ce ne sono più di quanti si possa immaginare, e molti di loro sfornano pubblicazioni sulle tecnologie didattiche senza avere la benché minima cognizione di ciò di cui si sta parlando. Poi, certo, l’Italia è un paese davvero grottesco e surreale per molti aspetti, e il campo educativo e della ricerca non fa eccezioni.

Tra imparare nuove cose e trasmettere agli altri quello che già sai cosa ti piace fare di più? Perché?

Non penso che si possa trasmettere ad altri la propria conoscenza, semmai si può facilitare la sua acquisizione attraverso la riflessione guidata, il confronto, lo stimolo per far emergere il senso critico. Detto questo, credo che le due cose siano inscindibili: ricerca e didattica vanno – o dovrebbero andare – sempre insieme.
Il maestro zen era a sua volta allievo.
Mi piace molto fare attività didattica, lo faccio con passione e su cose in cui credo. E’ un lavoro molto impegnativo, perché ogni volta preparo scrupolosamente gli interventi e i materiali, e anche se si tratta di argomenti che ho già trattato rifaccio tutto da capo sotto una nuova prospettiva, non riciclo mai nulla. Per questo motivo ogni volta che preparo una lezione ho l’occasione di apprendere qualcosa di nuovo.
In genere chi fa questa professione ha paradossalmente poco tempo per studiare, così le occasioni per imparare sono legate a un lavoro che stai svolgendo – una ricerca, un report, una lezione o la redazione di un paper – e le sfrutti per leggere libri e articoli, per addentrarti in temi limitrofi a quelli con cui hai a che fare di solito. Io poi sono per natura curiosa e mi piace affacciarmi in territori nuovi, anche se hanno poco o nulla a che vedere con le mie attività.

Potresti raccontarmi un aneddoto, una situazione difficile in cui ti sei trovata, anche non di recente, e dalla quale sei uscita felicemente e pienamente soddisfatta? Una esperienza che senti ti ha fatto bene e ti ha migliorata!

Di situazioni difficili la mia vita è piena! Sembra una gara a ostacoli…. Quasi sempre riesco a superarle, a volte ribaltandole completamente. Ultimamente ho coordinato assieme a una collega un progetto Grundtvig; era la prima volta che operavo nelle vesti ufficiali di coordinatore, con tutti gli onori e oneri connessi. Il progetto era complesso e ambizioso, e il partenariato si è rivelato molto difficile da gestire: diversità linguistiche e culturali, differenti abitudini di interazione e lavoro, visioni spesso incompatibili; tutto questo ha generato una serie di conflitti che sono sfociati più volte nel boicottaggio del progetto, il quale è stato valutato con un voto molto basso nel monitoraggio intermedio della Commissione. Come coordinatori abbiamo lavorato molto applicando tutte le possibili strategie di problem solving, e il risultato è stato che il progetto ha superato la valutazione finale con un ottimo voto, e in particolare il coordinamento ha ottenuto un punteggio di 9 su 10. Sono piccole gratificazioni, oltre che dimostrazioni che le situazioni problematiche devono essere affrontate per ciò che sono, ossia come possibilità di crescita e di miglioramento.

Quali sono gli oggetti tecnologici che ti appassionano di più? Perché?

In primo luogo, senza dubbio, i computer. Sono una convinta mac user da alcuni anni e possiedo, nell’ordine cronologico di acquisto, un Powerbook, un Macbook, un Air 12′ e un Imac 27′, che utilizzo per lavoro e per svago (applicazioni office, grafica professionale, musica).
Ho iniziato a utilizzare il computer nel lontano….1988, credo: all’epoca c’era ancora il DoS, e il primo computer che ho utilizzato aveva lo schermo monocromatico e non aveva hard disk ma solo due floppy da 5 1/4 ! Da allora ho utilizzato tutti i sistemi che sono usciti, quelli di Microsoft (che allora monopolizzava il mercato) ma anche Linux e successivamente Mac.
In casa sono arrivata ad avere 7 computer contemporaneamente, inclusi i palmari; la mia casa è completamente cablata in wifi e ho diverse postazioni. Quando ancora lavoravo con il pc ho imparato, per forza di cose, a “smanettarlo” sia nel software sia nell’hardware (nottate intere passate a risolvere problemi di malware e di malfunzionamenti di Windows, e ad aprire il computer per riparare o sostituire schede e memorie).
Da poco ho dismesso l’ultimo pc per transitare completamente al Mac. Questo passaggio ha notevolmente migliorato la mia qualità della vita e il mio rapporto con i computer, e il tempo che prima trascorrevo a risolvere problemi ora lo ho impiego per fare altre cose; senza contare il livello della grafica e delle applicazioni, di gran lunga superiore a quelle per Windows.
Come ti dicevo, sono un’utente appassionata del Mac ma non una fanatica: ho un Ipod touch ma non ho l’Ipad e non mi interessa comprarlo. Possiedo una Internet Radio, un paio di tavolette grafiche, strumenti per fare musica, alcuni monitor, uno smart phone con Android. In compenso non ho la TV, che ho felicemente eliminato dalla mia vita da qualche anno.

Qual è il consiglio che avresti voluto ricevere e che nessuno ti ha mai dato?

“Scegli un lavoro perché ti piace e non perché ti dicono che può essere redditizio o darti una sistemazione sicura”. Nessuno me l’ha mai detto, ma io l’ho fatto lo stesso.

 

Grazie Eleonora, una buona chiacchierata è come una camminata in quota, l’aria fresca entra nei polmoni e nuove idee prendono forma e leggere vanno lontano, come le nuvole che tingono di bianco il cielo azzurro.
A te che hai letto questa intervista fino a qui, buona rilettura a presto!

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