Nov
28

Ci sono due aspetti della vicenda Wikileaks su cui è bene soffermarsi. Cominciamo dal più generale.

Assange è un eroe dei nostri tempi, perché, come ha detto (“voce dal sen fuggita”) Mentana al TG de La7: “da oggi nulla sarà più come prima”. Prima di lui, il ministro degli esteri italiano Frattini aveva sentenziato: “è l’11 settembre della diplomazia”. Diplomazia… questa poi! Comunque: al di là dei fuochi d’artificio sparsi a pioggia sul pianeta dalle rivelazioni dei cablogrammi statunitensi, ciò che conta è ben altro. Se ce n’era ancora bisogno, è stato dimostrato che Internet è un reale strumento di conoscenza, il più importante nella storia della moderna umanità, il più sconvolgente “sistema di segni” ideato per la comunicazione planetaria. Esso sanziona, con questo evento non poi così clamoroso, che la verità, da quella scientifica a quella storica, è un bene universale a cui è possibile attingere anche contro la volontà di potenti più o meno “abbronzati”, mistificatori con la tiara, tartufi paludati da storici e analfabeti travestiti da scienziati. Come potranno i detentori della parola – soprattutto della parola politica – nascondere il loro vero volto da domani in poi? Con quale fiducia potranno intrallazzare alle spalle di un’opinione pubblica finalmente uscita dal sonno della ragione e consapevole di ciò che la storia ha messo nelle nostre mani? Assange potrà anche essere messo a tacere, Wikileaks cancellato, ma chi potrà fermare questa rete di intelligenza che avvolge ormai la coscienza collettiva come un manto protettivo contro ogni forma di ipocrisia e menzogna? Di Assange il mondo è pieno, e prima o poi qualcun altro seguirà l’esempio del “pirata” australiano; non ci sono organi di polizia così potenti da fermare un’attività che non conosce i vincoli delle frontiere e dei codici penali nazionali. Ma un rischio c’è: che questa “catastrofe” politica, che inceppa in modo forse decisivo la gioiosa macchina da guerra della politica da boudoir, spinga i “poteri forti” a dare un giro di vite proprio a Internet, a ideare una giurisprudenza internazionale liberticida nei confronti del più potente mezzo di comunicazione mai ideato. Ed è di fronte a questo rischio che gli internauti di buona volontà devono fare quadrato, calzare l’elmetto e armarsi dell’assoluta intransigenza di chi persegue ad ogni costo la verità e la libertà. Boris Pasternak ha detto: “la politica non mi dice nulla. Non mi piacciono gli uomini indifferenti alla verità”. Come dargli torto? Ma la politica è entrata in Internet, e qualcosa sta cambiando.

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2 Responses to I dieci minuti che sconvolsero il mondo

  1. Andreas says:

    Caro Maurizio,

    centri in pieno la questione vitale del valore e del futuro di Internet.

    È la questione posta da Lawrence Lessig in Code Version 2.0 (2006): nel ciberspazio le regole sono determinate da come esso è codificato. Nei primi dieci anni vi è stata la fase naïve dove tutti hanno sperimentato su di un foglio bianco. Nei dieci anni successivi su questo foglio sono state stratificate regole che hanno consentito la realizzazione di numerosi commerci di successo. Ora è giunto il momento di stabilire quali siano gli spazi dell’espressione libera ed eventualmente difenderli.

    Èd è anche la questione posta da Tim Berners-Lee, che nel 1990 ideò lo standard URL-HTML, nell’articolo Long Live the Web: A Call for Continued Open Standards and Neutrality scritto il 22 novembre scroso per Scientific American.

    P.S. spero che questo sito digerisca il codice html nei commenti, non ricordo, altrimenti mi scuso …

  2. Maurizio Chatel says:

    Grazie per le interessanti indicazioni. Adesso traduco :(… Un saluto

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