Lug
18

Perché non sottoscriverò la petizione lanciata da Raffaele Barberio

Lettera aperta ad Agostino Quadrino di Garamond

Caro Agostino,

visto che lunedì 19 hai aderito al programma di Barberio e interverrai dunque al “lancio” del suo sito www.ebook.it, lascia che motivi – a te a tutti gli amici che parteciperanno all’incontro nella prestigiosa Sala della Mercede alla Camera – perché non sottoscriverò la petizione di riduzione dell’IVA degli e-books al 4% nell’attuale ambiguità legislativa che “regola” il commercio librario.

Tu ricorderai che la battaglia dell’AIE per ottenere l’IVA agevolata all’epoca si era incentrata proprio sui “meccanisi di resa” che caratterizzano il commercio librario. I libri “venduti” alle librerie non sono in realtà tali fino al definitivo sell-out che si realizza con l’acquisto da parte del cliente: il continuo andirivieni fra libraio, distributore ed editore avrebbe reso micidiale la tenuta contabile dell’Iva a credito e a debito.

Va anzi ricordato in questa sede che il vecchio libro cartaceo è l’unica “merce” che obbligatoriamente ha un “prezzo imposto”, per cui il concetto stesso di Imposta sul valore aggiunto è un non-senso: bisognerebbe infatti parlare non di IVA ma di una IVS, un’Imposta sul Valore Sottratto, giacchè tutto il suo meccanismo commerciale è basato su sottrazioni percentuali dal prezzo imposto di copertina: tot al distributore, tot al promotore, tot al libraio ecc. Non starò qui a ricordati le mie battaglie di una vita contro la logica aberrante del “prezzo imposto” e della percentuale intesa come “pizzo”che regola la distribuzione dei benefici di vendita ai vari protagonisti della filiera. A partire dal concetto stesso di “diritto d’autore” calcolato su un prezzo di copertina stabilito sempre arbitrariamente su “ipotesi” di venduto, inevitabilmente sempre sbagliate o per eccesso o per difetto! Rileggiti un po’ dei miei vecchi studi in proposito.

Quello che mi preme qui ricordare a te e agli amici che interverranno al dibattito è che per il libro cartaceo la normativa prevedeva banalmente una resa fisiologica per così dire “scontata in partenza”: ecco la ragione dell’IVA ridotta al 4%! Non la “nobiltà” della merce, non un privilegio della “cultura”, ma un semplice calcolo meccanico di come funziona il via vai del libro fra i magazzini dell’editore e gli scaffali delle librerie, regolato da quella micidiale legge non scritta chiamata “diritto di resa”. Unica protezione del libraio, è vero; ma anche vero responsabile della bulimia produttiva che caratterizza un mercato per sua natura affetto da nanismo: un migliaio di punti vendita in tutto, concentrati nelle mani di cinque grandi gruppi.

Fortunatemente, le modalità online del commercio dell’e-book fanno apparire per quello che sono, medievali, le logiche del “diritto di resa”: un libro scaricato dalla rete è venduto e basta! Ma è ovvio che facciano finta di non capirlo i colleghi che controllano ampi segmenti del mercato cartaceo, che si devono difendere dal rischio di improvvise rese milionarie, se il “sistema” si incrinasse e volvesse troppo rapidamente a favore della circuitazione digitale…

Ed eccoci al punto.

L’ebook, col suo contenuto immateriale, ripropone a tutto il sistema editoriale, in maniera non ambigua, la sua natura di servizio culturalmente rilevante offerto alla cittadinanza, a partire dal mondo della Scuola: non solo la sua natura di merce, che tuttavia non è estranea neppure al mondo degli ebook, senza scandalo per nessuno.

Nel mondo dei contenuti immateriali il concetto di “prezzo imposto” fortunatamente si vanifica e manifesta tutto il suo anacronismo storico. Lo stesso libro-servizio lo si troverà a prezzi diversificati sulle diverse piattaforme distributive. Kindle raddoppia il prezzo indicato dal proprietario dei diritti (non più necessariamente solo l’editore, così come lo concepiamo oggi) in relazione ai vari Paesi di destino (da cui viene originato l’ordine), ai cosiddetti delivery-cost e ai relativi sistemi di tassazione. Lo stesso libro sarà acquistabile a 5 dollari negli USA e a 10 in Europa, e così a seconda delle varie Piattaforme Distributive che fra non molto pulluleranno nel web. Per lo stesso motivo diventa irrilevante, rispetto al prezzo di vendita, il fatto che l’ebook sia di 500 pagine o di 32: entrambi potrebbero costare 9,90 dollari.

In questo quadro appena abbozzato sarebbe dunque più logico dedurre il contrario di quanto assunto dalla petizione che viene oggi proposta: bisognerebbe cioè avere il coraggio di rinunciare al prezzo imposto di copertina (anche per il libro di carta) e accettare la logica di una vera Imposta sul Valore Aggiunto: ripensata però in funzione della tipologia del servizio offerto, come già si attua ad esempio per molte merci definite “di lusso”, giustamente caricate di una IVA più pesante.

Non ti sembrerebbe corretto, ad esempio, ipotizzare che i libri scolastici meritino un’Iva del 2% mentre i Libri di cucina quella del 20%, o che i Coffee-table Books possano sopportare tranquillamente il 30%? Riterresti scandaloso ipotizzare che i libri acquistati dal Sistema Bibliotecario per il prestito gratuito dei contenuti immateriali siano esenti Iva e che gli stessi venduti ai librai per ricavarne un beneficio economico siano trattati al 20?

Mi obietti che è pericoloso entrare nel merito delle “tipologie”: un’opera dell’ingegno è tale e ha (o non ha) un valore indipendentemente dalla sua destinazione. Ti rispondo: si viaggia sia in Yaris che in SUV, ma con aliquote diverse e senza alcun giudizio di valore sulla qualità dei mezzi… Se il libro di carta poteva prestarsi all’equivoco merceologico della sua forma, non più per l’e-book: un libro sui funghi non è la stessa cosa di un testo di filologia romanza. Vedi dunque che non fa differenza a questo punto che si tratti di un libro di carta o di un cosiddetto ebook.
La battaglia per applicare a quest’ultimo un’agevolazione artatamente mutuata dal vecchio modo di commerciare la carta, è una battaglia di retroguardia, ambigua e da rigettare. E le paparazzate del Palazzo servono davvero a poco (e a pochi).

Sarebbe invece tempo di invocare una vera Costituente del Libro tout-court, come quella che dovremmo discutere come Consortium al Vega di Venezia o all’eBookFest di Fosdinovo: perché un libro è un libro in qualunque forma si presenti, è il suo contenuto non la sua forma.

Buon lavoro a tutti.
Mario Guaraldi

Posted in Editoria Digitale, Varie | Tagged , , , , , , | 10 Comments

10 Responses to Iva al 4%: paparazzate da Palazzo

  1. Caro Mario,

    parto dalla tua conclusione, che sottoscrivo in pieno: “un libro è un libro in qualunque forma si presenti, è il suo contenuto non la sua forma”. Perfetto. Ma proprio per questo non sarei favorevole ad una proliferazione di aliquote IVA sui vari generi. Un prodotto del pensiero, un’opera dell’ingegno e’ tale ed ha (o non ha) un valore indipendentemente dalla sua destinazione e ancora meno dal suo contenuto. Chi potrebbe infatti valutarlo “oggettivamente”? Per gli altri prodotti le classificazioni merceologiche sono piu’ facili, ma per il “libro” come definire criteri oggettivi?

    Per questo, pur conoscendo bene le ragioni dell’aliquota IVA ridotta monofase (la compensazione forfettaria delle rese), ed essendo del tutto evidente che esse non possono essere applicate ad un bene come l’Ebook che, per la sua natura immateriale, non ha “rese”, resto convinto che l’adeguamento sia del tutto legittimo ed anzi assolutamente necessario.

    Se il regime attuale dell’IVA sui libri e’ questo, non c’e’ nessun motivo per non estenderlo anche a queli digitali, una volta ammesso che di “libri” si tratta. Certamente e’ un vantaggio rispetto alle tirature a stampa su cui si versa l’IVA prima della resa, ma e’ un vantaggio che va a favore del consumatore e del sistema di produzione, e dunque rappresenta a mio avviso un impulso forte all’innovazione, che non posso non considerare positivo.

    E’ questa la ragione per cui aderisco alla campagna di Barberio, che ha anche il merito di riportare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei politici sui temi a noi cari dell’innovazione e del cambiamento nella produzione e distribuzione della conoscenza e delle idee.

    Un caro saluto.

    Agostino

  2. noa says:

    Difficile prendere una posizione senza cadere nella tentazione della strada più facile, o meglio più diretta, scelta da Barberio e caldeggiata dai più.
    Diciamolo, all’editore digitale l’iva ridotta consente di abbassare il prezzo di copertina, e per tutti noi – e per l’utente finale – è importante. Ovvio che molti non stiano a porsi molte domande, abbattere tutto al 4 significa adeguare il digitale al cartaceo, senza tante manfrine ideologiche, e quindi è sicuramente la manovra più veloce.
    Però io una riflessione sul valore (d’uso? di stima?) del bene libro la farei: il testo scolastico non è forse un bene di prima necessità? qual è l’aliquota del pane?

  3. Livio says:

    Che vergogna, il “primo vero ebook italiano” (???) sarebbe tale perché ha 150 pagine, 66 video embedded, 999 link? ma che roba è? Una cosa così deve avere l’iva al 130%, altro che.

  4. Giacomo Bruno says:

    Noi di Bruno Editore abbiamo aderito all’iniziativa per la richiesta di riduzione dell’Iva. Al di là delle motivazioni “storiche” di come si è arrivati all’Iva 4% sul cartaceo, credo che quello che conta veramente, oggi, sia non penalizzare il nascente mercato degli ebook con un’Iva che automaticamente gonfia il prezzo rispetto al libro. E se la conseguenza di un abbassamento è anche quello di ridurre il prezzo al lettore, allora ben venga due volte.

  5. Livio says:

    Non sono per niente d’accordo. Gli editori stanno puntando sugli ebook solo per rimpolpare il proprio portafoglio, non gliene può fregare di meno del libro elettronico. Gli ebook vengono venduti a prezzi altissimi, per quale motivo dovrebbero godere di una regalia come l’iva al 4%? solo per maggiorare il profitto? Perché invece i venditori di ebook non decidono di vendere i propri prodotti a un prezzo più sensato e realistico? Così sì che forse qualcuno se ne venderebbe.

  6. noa says:

    e comunque [OT per quanto riguarda l’iva] Livio ha ragione sulla questione “150 pagine, 66 video embedded, 999 link”.
    Mario, Agostino, Giacomo, siamo 4 editori qui, e tutti noi abbiamo inserito audio e video nei file in tempi non sospetti, e nessuno di noi si è mai fregiato di aver pubblicato il primo vero ebook italiano 😀
    [/OT]

  7. Mario Rotta says:

    Posso aggiungere qualcosa? Non tanto sul problema dell’IVA, ho pubblicato molto e collaboro con Garamond ma non sono un editore e per me è difficile inquadrare i termini della questione, anche se istintivamente mi verrebbe da dire che un’IVA più leggera può essere utile. Ma quello che vorrei aggiungere riguarda la semantica dei libri: i libri non si definiscono certo in base alla forma, ma enanche soltanto in base al contenuto. I libri hanno anche una loro “struttura” (che è cosa diversa dalla forma), ed è su questo che si gioca in gran parte la differenza tra libro a stampa e libro digitale, e tra le tante diverse possibii tipologie di libri digitali. I libri digitali non si caratterizzeranno per i video o i link che contengono (questo è davvero un dibattito sterile, in tutto e per tutto simile ad analoghe discussioni dei primi anni 90 sul multimedia educational). Si caratterizzeranno per il modo in cui video, link o quant’altro entreranno in relazione con il testo e ne determineranno la struttura, in funzione dei contesti e dei profili degli utenti che di fatto determineranno il valore d’uso di quel libro. Insomma, per la prima volta abbiamo la possibilità di uscire dallo schema chiuso e autoreferenziale in base a cui il libro è il risultato di una volontà dell’autore mediata da aggiustamenti e suggerimenti dell’editore, per esplorare uno scenario in cui il libro è il prodotto fluido delle risposte che riusciremo a dare ai bisogni reali dei lettori/utenti. Non so se questo possa o debba avere a che fare con il modo in cui si calcolerà l’IVA sui libri digitali, ma forse non si potrà più ragionare in termini di imposte e valore…
    Mario Rotta

  8. Pingback: Ebook ed ingiustizia fiscale « Speculum Maius

  9. Livio says:

    Se proprio proprio, avrebbe un senso abbassare l’IVA per gli ebook accessibili premiando questa qualità… ecco, l’ho detto.

  10. Come scrive Mario, è davvero difficile inquadrare il problema in modo completo.
    Il tema “tipo di contenuto” è (dovrebbe essere)importante nella decisione di concedere sgravio fiscale ma perché (come scrive anche Livio) non dovremmo preoccuparci anche della qualità di questo contenuto? Non ha forse una dignità pari al tipo di contenuto?
    Un libro di scuola deve avere più o meno sgravio rispetto ad un libro di squola?
    Che facciamo? Una commissione per assegnare gli sgravi?

    Proposta: IVA al 20% su tutto (carta compresa) e poi il consumatore, sulla base del contesto di acquisto (condizione personale, tipo di bene, reddito dichiarato, …) detrae l’IVA versata per l’acquisto di beni e servizi di formazione e cultura.

    Infiniti prodotti per infiniti mercati …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *