Mag
26

Comunque la si voglia chiamare (sinergia, complicità?) il rapporto tra politiche scolastiche e stampa nazionale segue vie piuttosto discutibili. Mentre viene annunciata una manovra economica di “lacrime e sangue”, che si abbatterà – come al solito – direttamente o indirettamente sulla scuola (tagli agli enti locali, blocco dei contratti) andando a corroborare la precedente che già ci aveva messi in ginocchio, i media non sanno far altro che indugiare sull’ultima trovata (ministerial-mediatica, appunto) dell’apertura posticipata delle scuola. Basta andare a dare un’occhiata a una qualunque rassegna stampa specializzata e ci si rende conto di come la notizia tenga letteralmente banco. Come se (mi si perdoni la continua ripetizione, ma a me sembra un evento davvero catastrofico e catastroficamente grave) la scuola non si stesse appressando a vivere l’illegittima condizione della “riforma che non c’è”, eppure si fa finta che ci sia. Come se – quasi quotidianamente – in molte parti d’Italia la mobilitazione non stesse continuando, a dispetto dello scorrere del tempo e dell’imminenza della chiusura degli istituti. Come se non si fosse appena abbattuta la mannaia attuale di tagli agli organici che renderanno il diritto allo studio e la qualità del tempo scuola (e dunque il diritto al lavoro, a un lavoro dignitoso) vuote affermazioni teoriche. Come se molti collegi docente non avessero deliberato di non adottare nuovi libri di testo, finché le Indicazioni Nazionali (i programmi) non diventeranno qualcosa più di una bozza, come sono al momento, sulla quale zelanti case editrici hanno stampato i nuovi volumi. Come se non si fosse riproposta la minaccia al tempo pieno. Come se i precari non fossero mai esistiti; o avessero smesso di esistere. Di questi “come se” ce ne sarebbero talmente tanti che rischierei di rimanere al computer per ore. Invece sono le 23.50 e domani, come al solito, ho la prima ora. Buonanotte, con la convinzione mesta che – trovata ministerialmediatica dopo trovata ministerialmediatica – ben presto le scuole smetteranno definitivamente di essere aperte. Un utile consiglio per Tremonti, alla ricerca di soluzioni utili per superare questo “tornante della storia”.

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