Mag
01

Buon Primo Maggio

postato da marina boscaino in Uncategorized

Paolo Andreoni, uno studente di Forlì, in una lettera inviata a “Liberazione”, scrive oggi: è ancora possibile celebrare il lavoro quando ci viene negato ogni diritto? Le ultime stime ci ricordano che, se prima disoccupati e cassaintegrati gridavano simbolicamente un disagio generalizzato con vari mezzi, ora chi non ha la possibilità di placare una situazione precaria come unica forma di protesta utilizza il suicidio. Agli operai a poco a poco si sono aggiunti i dirigenti delle stesse fabbriche: una scia di sangue su cui hanno chiuso gli occhi cittadini indifferenti e naturalmente lo Stato. Paura, sfiducia e misere salari hanno indebolito ogni espressione dell’opinione pubblica che non riesce a trovare strategie di lotta efficienti e concrete. Di fronte a studenti in aumento tende a diminuire considerevolmente il personale docente che si sa è dannoso perché permette di prendere coscienza sulla propria miseria quotidiana. Stiamo toccando apici sempre più inquietanti e chi può sopravvivere non fa che alienarsi, sempre di più, nella propria dose di meschinità che gli spetta. Siamo passati da anni in cui l’utopia poteva eventualmente dirsi tale, quando si tentava di ribaltare le logiche interne del lavoro che riducevano gli individui a umili servi del capitalismo, a tempi in cui la possibilità di attuare riflessioni di tal genere si sta affievolendo dal momento che il lavoro è divenuto un lusso per pochi. A chi ha negato i diritti naturali facendoli diventare irraggiungibili privilegi e a chi si scalda in pubblico con parole suadenti smaltendo in privato la vergogna del sacrificio della povera gente che non ha saputo proteggere, auguro un buon I maggio.
La prima reazione è chiedermi come il nostro Paese stia curando impegno, partecipazione, capacità critica di ragazzi come questo diciannovenne. Cosa stia facendo per alimentare la sua cittadinanza attiva. Come si stia impegnando per non scoraggiare l’interesse e la visione dell’interesse generale. La risposta (scontata) è nei silenzi protratti e diffusi, appena interrotti dalle chiacchiere becere e mendaci di chi ha accesso alla cosiddetta “informazione”.
La sua domanda iniziale è legittima. Stiamo passando da una lettura dell’art. 1 della Costituzione, legittimamente interpretato come “L’Italia è una Repubblica fondata sulla dignitàdel lavoro”, ad una che più o meno sostiene che “L’Italia è una Repubblica fondata sul mercato del lavoro”. Hanno imbrogliato generazioni intere con il mito della flessibilità, che è andato poi a deflagare nella crisi economica che stiamo vivendo, producendo gli effetti che abbiamo sotto gli occhi, quotidianamente. Voglio augurare Buon Primo Maggio a tutti coloro che continuano ad interpretare l’art. 1 come me e ai precari (professionali ed esistenziali, della scuola e non). Ricordare insieme tutti coloro che in nome di questo diritto continuano a perdere la vita nel silenzio e nell’indifferenza generale

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