Dic
10

Esternalizzando esternalizzando…

postato da marina boscaino in obbligo

Con l’emendamento al decreto 112 del luglio 2008 si trasformava in definitivo un elemento individuato come transitorio nella Finanziaria 2006. Quell’emendamento stabiliva infatti che si può assolvere l’obbligo di istruzione anche nel sistema regionale della formazione professionale e nei percorsi triennali istituiti dal ministro Moratti, che in seguito a quel provvedimento uscirono dalla sperimentalità per diventare definitivi.
Fu il segno che il penoso minuetto – durato da Berlinguer a Gelmini – basato sulla manipolazione delle formule “obbligo scolastico-obbligo di istruzione” aveva portato alla vittoria di quel partito trasversale (centro destra-centro sinistra) che ritiene curiosamente che l’obbligo possa essere assolto non a scuola. Una vera e propria contraddizione in termini, se ci si pensa, considerato il mandato che la Costituzione affida alla scuola stessa. Con quel provvedimento si è comunque accantonata in sostanza un’opportunità rivoluzionaria per la crescita del Paese, si è depauperata la portata di un provvedimento di civiltà, si è istituzionalizzata e legalizzata la divaricazione di destini su base sociale: la scorciatoia per assolvere l’obbligo per gli “sfigati” socialmente (che – copiosi – confluiscono nell’istruzione professionale) sono i percorsi triennali, non la scuola degli altri.
Nonostante questa orribile deroga al concetto di obbligo scolastico ci abbia insegnato (qualora ce ne fosse bisogno) che più della civiltà, della cultura e dell’educazione poté il profitto (quello che sostiene il business delle agenzie formative, nella fattispecie), sconvolge comunque un emendamento del governo alla Finanziaria “in discussione” (per modo di dire, a quanto pare) in queste ore, che prevede l’estensione della possibilità di assolvere all’obbligo di istruzione con i percorsi di apprendistato.
L’azienda sostituta della scuola a tutti gli effetti: un altro passo da gigante nella direzione in cui tutto – dai regolamenti Gelmini, al disegno di legge Aprea – sta tentando di trascinare non più la scuola; ma un informe, eterogeneo, esternalizzato, depotenziato da ogni autorevolezza culturale e da ogni connotazione costituzionale “sistema dell’istruzione”: a marce diverse, come diversi potrebbero essere – di luogo in luogo, di zona in zona – gli attori ammessi a parteciparvi.
E’ appena il caso di ricordare che Il dettato costituzionale prevede l’assolvimento dell’obbligo scolastico nel solo sistema di istruzione, che comprende le scuole statali e paritarie: a quanto pare, si tratta di malinconiche reminiscenze retrò.
Tra questa orribile proposta e la sua praticabilità si inserisce, fortunatamente, il fatto che il precedente governo di centrosinistra aveva elevato nel 2007 a 16 anni l’età dei minori per l’accesso al lavoro, compreso l’apprendistato. Finalmente un motivo per poter rimpiangere con la convinzione dettata da fatti il governo di centrosinistra.
Ps
E’ bello, dopo una giornata faticosa e negativa, trovare commenti ai post precedenti. E’ una bella sensazione, il contatto con l’altro nelle cose che si scrivono perché si credono. Grazie!

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