Dic
06

Bella manifestazione, quella di ieri, in una di quelle gloriose e gioiose giornate di sole che Roma sa regalare anche in dicembre. Il percorso, il solito, fatto 1000 volte, fino a San Giovanni, dove siamo arrivati in un tramonto infuocato e pieno di voci, d visi. Sono periodici rituali salvifici, che non muovono niente, se non la sensazione di non essere soli. Poi, però, tutto torna come prima.
Scuola, tantissima. I precari, che continuano la loro battaglia solitaria nell’indifferenza e nel silenzio di media ed opinione pubblica. Di insegnanti e studenti ne ho incontrati tantissimi. Sono quegli stessi che – da qui a 10 giorni, l’11 dicembre – torneranno probabilmente in piazza per scioperare. Il pensiero va naturalmente alla dilapidazione che il mondo della politica continua a fare delle energie buone, sane, democratiche, di una società che continua a chiedere risposte a chi da troppo tempo ha parole secche. L’ostinazione a non tenere conto che – nonostante la delusione – una parte della scuola (1 milione di lavoratori solo gli insegnanti) e degli studenti continua a muovere idee, resistenza, democrazia si rivela un errore sempre più imperdonabile. Aspettiamo di comprendere se la neonata Federazione della Sinistra e i momenti di autocritica che proprio ieri sono stati fatti nel corso dell’assemblea nazionale al Brancaccio porteranno ad un impegno significativo e ad una elaborazione divergente e culturalmente convinta sulla scuola dello Stato e sui suoi destini.

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