Nov
20

Luci della ribalta

postato da marina boscaino in deviazioni mediatiche, Uncategorized

Scrivo questo post per la prima volta con un bellissimo e-Mac, schermo 20 pollici, che mi è appena stato regalato. Annoto questo dato per fermare ancora di più nel tempo l’emozione che questo dono mi ha provocato. Ma procediamo.
Ieri, ascoltando casualmente – cosa che non faccio mai – il Tg2 delle 13.00 vengo attirata dalla notizia che alcuni licei di Roma avrebbero deciso di affibbiare il 5 in condotta ai ragazzi che occupano la scuola; inoltre che “l’intenzione di manifestare” da parte dei ragazzi sarà repentinamente segnalata alle famiglie via sms (miracolo della tecnologia!). Rimango piuttosto sconcertata dalla notizia; scandalizzata decisamente dalla seconda. Non foss’altro perché in questo mese a Roma molti licei hanno occupato simbolicamente, organizzando “didattica alternativa”, informazione sui regolamenti Gelmini, talvolta anche con l’aiuto degli insegnanti. E le cose sono andate avanti piuttosto pacificamente e senza particolari attriti. Un analogo servizio è stata passato sul Tg del Lazio.
La scuola raramente ha l’onore delle cronache. Ma l’apoteosi della funzionalità degli strumenti che il nostro lungimirante ministro ha approntato per reprimere, non sfugge ai più attenti professionisti della piaggeria. Ad una stampa compiacente e pronta a battere i tacchi e mettersi sull’attenti. Nessuna analisi, nessuna riflessione sul fenomeno. Solo il senso della vittoria del Bene sul Male. Solo il trionfo di serietà, autorità, muscolarità, dagli effetti rassicuranti. Eppure nel vuoto pneumatico dell’informazione, della partecipazione, di una politica che ha dimenticato mandato e vocazioni, di un sistema di imbarbarimento diffuso e istituzionalizzato, la notizia dovrebbe essere (si tratta, oltre che di una notizia, di un vero e proprio miracolo) il fatto che ragazzi figli di Maria de Filippi e delle scatole che ti fanno diventare ricco, del Grande Fratello e dei riflettori che creano la realtà e la annullano quando si spengono, trovino voglia, motivazione, energia per scendere in piazza, per manifestare, per tentare di capire qualcosa di questo liquame mefitico in cui vivono. Che per un attimo tentino di sottrarsi al destino di consumatori acritici al quale li abbiamo troppo spesso condannati o nel quale colpevolmente li lasciamo. Non sto legittimando l’occupazione delle scuole. Ma credo che un Paese che abbia a cuore il proprio futuro non possa non rallegrarsi del rigurgito di partecipazione che in molti istituti si sta manifestando, nonostante il disinteresse, l’inerzia, la passività di tanti degli adulti di riferimento. Forse loro, i ragazzi, si stanno accorgendo che ci stanno smontando pezzo dopo pezzo la scuola. Forse sono meno tristi e depressi di noi, più disposti ad una reazione. Forse di questo dovremmo almeno incuriosirci, se non interessarci. Cosa fareste voi, se vi arrivasse un sms per avvertirvi che – attenzione! – vostro figlio “ha intenzione” di manifestare?

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