Nov
03

Provate a prendervi la briga di contare – consultando un qualsiasi motore di ricerca o su una qualsiasi rassegna stampa specializzata – gli articoli che da un anno e mezzo a questa parte i quotidiani hanno dedicato al pur importante, ma non così sostanziale, tema del “grembiulino”; provate a quantizzare gli interventi relativi al voto in condotta, la panacea per ogni male della scuola, che funziona da deterrente al bullismo come una spolverata di zucchero su una tana di formiche. Fiumi di parole, milioni di caratteri digitalizzati per spiegare, chiosare, commentare. Mentre qualcuno si occupava di “informare” su questi demagogici segni di rigore, di ordine, su questo interventismo da operetta di facile impatto mediatico e di facile suggestione nell’immaginario collettivo il trio Tremonti-Gelmini-Brunetta faceva fuori 140.000 posti di lavoro (tra docenti e personale Ata) “risparmiando” 8 miliardi di euro in 3 anni, spalmati sul taglio del personale e su tagli alle scuole. Innescava la guerra tra poveri (docenti di ruolo e docenti precari) affidando ai primi (con la complicità di presidi più realisti del re) il compito di neutralizzare i secondi. Scardinava l’architettura scolastica in ogni sua declinazione, dalla primaria alla secondaria di II grado, nell’indifferenza sostanziale di politica e opinione pubblica rispetto a un vulnus inferto al nostro sistema di istruzione statale che promette di essere difficilmente sanabile. Indeboliva ulteriormente il già precario credito che la società affida ai docenti di ogni ordine e grado, marchiandoli con la lettera scarlatta di “fannulloni”. Dimenticava completamente il problema della sicurezza negli edifici scolastici, dove i nostri figli, i nostri studenti, noi lavoratori trascorriamo molte ore della giornata. Minava, insomma, in maniera definitiva il diritto allo studio. Compiva poi scorribande inaccettabili in materie le più varie – dalla contrattazione sindacale, alla adozione dei libri di testo, all’ora di religione cattolica – infliggendo a diritti sindacali, libertà di insegnamento, laicità della scuola colpi violentissimi. E molto molto altro ancora. Ci sarà modo di parlarne. L’informazione dov’era?
La notizia di oggi è che anche il coordinamento dei precari aderisce al sit-in del 6 novembre davanti alla Rai. Ma per trovarla dovete navigare pazientemente in Rete.

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