Mar
29

Analfabetismo universitario

postato da Maurizio Chatel in Didattica

Nel giro di due mesi ho partecipato a 4 tra convegni e focus group su didattica e nuove tecnologie, ai quali possiamo aggiungere quelli di cui non ho avuto notizia e altri a cui non ho intenzionalmente voluto aderire. Ci cambiano la scuola sotto i piedi e, come un formicaio impazzito, corriamo a destra e a manca senza sapere dove stiamo andando. Ma non è di questo che voglio parlare oggi.
Piuttosto di un tema che ha costantemente costellato quelle faticose giornate: l’insipienza dei professori di fronte agli epocali cambiamenti della nostra società. Naturalmente dei professori di scuola media (superiore in particolare). Incompetenti in tutto ciò che riguarda le attuali tecniche di comunicazione, incapaci di cogliere le immense opportunità culturali e didattiche che Internet e l’iPod offrono, del tutto disinteressati a capire lo straordinario sviluppo mentale dei “nativi digitali”. Cose in parte vere, purtroppo, le cui cause sarebbe serio studiare. Ma come ogni discorso che si fa in questo Paese, ideologicamente e strumentalmente stravolte. Perché l’uso dei nuovi canali d’informazione e di formazione, come la rete e il multimediale intelligente, richiede una seria e profonda preparazione, che dovrebbe ricadere a cascata dalle università verso gli educatori, in un continuo processo di formazione e aggiornamento. E allora andiamo a vedere che cosa si fa nelle università.

Come prima cosa, ho verificato quante pubblicazioni universitarie sono disponibili on-line gratuitamente, così come avviene nella quasi totalità delle università anglo-americane (potrei portare centinaia e centinaia di esempi, per qualsiasi argomento, dalla storia del cervello all’egittologia, ma mi risparmio la fatica: basta che ciascuno di voi provi a fare una ricerca su Google per non più di un quarto d’ora…): risultato: 0 (zero).
Allora ho navigato per un po’ alla ricerca delle dispense universitarie: quelle almeno dovrebbero essere accessibili (magari a pagamento, of course): ecco cosa ho trovato:
1]
2]
3]
4]
5] (quest’ultimo poi è “stratosferico”: fa passare per appunti universitari un miserabile Bignami di storia insufficiente anche per un liceo)
Gli studenti si arrangiano: ho faticato, adesso pagatemi. E i professori? 0 (zero).

Morale. Le università italiane pubblicano su Internet gli orari e gli organici, il resto pare siano tutte sciocchezze. La ricerca si fa nel chiuso di un aula, poi esce per i tipi di qualche prestigiosa rivista o casa editrice, perché questo è ciò che conta. E sostanzialmente, da ciò che appare navigando LIBERAMENTE (perché magari qualche appunto delle lezioni si trova anche, naturalmente solo ad accesso riservato ai propri studenti, “se no gli altri mi rubano le idee”), i cattedratici italiani della comunicazione – non parliamo della rete o dei Multimedia – se ne fregano.
Altro che e-book…..

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One Response to Analfabetismo universitario

  1. LaProf says:

    tema che ha costantemente costellato quelle faticose giornate: l’insipienza dei professori di fronte agli epocali cambiamenti della nostra società. Naturalmente dei professori di scuola media (superiore in particolare). Incompetenti in tutto ciò che riguarda le attuali tecniche di comunicazione, incapaci di cogliere le immense opportunità culturali e didattiche che Internet e l’iPod offrono, del tutto disinteressati a capire lo straordinario sviluppo mentale dei “nativi digitali”

    Mi scuso, sarà un intervento lungo.
    Insegno nella scuola media, perciò ringrazio della sottolineatura tra parentesi (pare che siano soprattutto quelli delle superiori a essere insipienti, per noi delle inferiori c’è ancora qualche speranza).
    Se sono qui, significa che un po’ di nuove tecnologie, le uso.
    Ammetto di non amare l’iPod, di usare un cellulare solo per telefonare, ma, per il resto, insomma, utilizzo abbastanza.
    Anche a scuola, ohibò.
    Dal CD al DVD al computer.
    Ma immagino che qui, quando si parla di nuove tecnologie, sia pure senza chiarirlo esplicitamente, si intendano soprattutto le nuovissime tecnologie, Internet e computer soprattutto.
    Perciò, provo a spiegare: sono iscritta a un corso del Politecnico per la didattica con le nuove tecnologie (tre classi di una ventina di persone l’una, in questo secondo semestre). Mi piace, studio, produco. E ogni tanto ricordo a quelli del Politecnico che le parole sono una cosa, la pratica un’altra.
    Sono felice per chi racconta di usare ogni nuova tecnologia in classe.
    Piacerebbe anche a me.
    Ma.
    Vediamo.
    Con la riforma Moratti sono passata da 15 ore settimanali in una sola classe a 10 ore in 3^ e 5 ore in 1^. Analoghi tagli per le altre materie. L’anno prossimo la situazione peggiorerà (pensate soltanto che una seconda media dovrà avere, secondo i prospetti governativi, tre diverse insegnanti di lettere a coprire l’orario).
    Penso poi alle colleghe di arte che avranno a disposizione due ore la settimana per il disegno, la storia dell’arte, l’uso del laboratorio e magari la consultazione via Internet di un museo virtuale; penso a quelli di educazione tecnica; penso a una collega di lettere che (dopo l’abolizione delle compresenze) si era rassegnata ad operare da sola, nel laboratorio di informatica, con ricerche su Internet, con una classe di 29 alunni, e che si è trovata denunciata dai genitori di un ragazzo che, mentre lei dava retta e indirizzava alcuni degli altri 28 presenti, si era tranquillamente collegato a un sito pornografico che conosceva (ovviamente, dopo la denuncia si è ben guardata dal riportare la classe, da sola, in laboratorio, ed è ora passata nel novero degli insegnanti che vengono considerati restii alle nuove tecnologie); penso alle mie cinque ore settimanali in una classe prima problematica, durante le quali dovrei (condizionale d’obbligo) insegnare la grammatica e la pratica di scrittura, la lettura e la comprensione del testo; dovrei far leggere dei testi di narrativa, possibilmente integrali; dovrei praticare insegnamento individualizzato per gli alunni in difficoltà ai quali non è stato concesso sostegno e per gli stranieri poco alfabetizzati (sei); seguire con attività differenziate gli alunni che non conoscono per nulla la lingua italiana (tre, per ora); fare attività interdisciplinare, contribuire allo sviluppo della Cittadinanza e Costituzione, correggere tutti i compiti che ho dato da fare a casa, permettere agli alunni di esprimere le loro individualità, migliorare il parlato, la collaborazione e il metodo di studio. E quando non riesco ad utilizzare una presentazione in PowerPoint, o una simulazione storica, o a farli stare buoni durante la proiezione di un DVD, devo anche sopportare di sentirmi dire che non voglio progredire nella mia metodologia didattica.
    Io credo che solo se davvero tutte le scuole avranno disponibilità di hardware e software, di spazi di gestione e di attività, di personale e di risorse, si potrà procedere verso un cambiamento della didattica. Anche perché l’onda del rinnovamento coinvolgerebbe, volenti o nolenti, tutti gli insegnanti: penso al ricercatore che si reca a una conferenza scientifica e che è ormai obbligato ad adeguarsi al tipo di presentazione imperante, quella informatica: perché non dovrebbe accadere lo stesso anche nella scuola?
    Perché, finché le operazioni di restiling avvengono in levare, invece che nel crescere, rimarrà sempre (anzi, verrà potenziata) la possibilità (e a volte la necessità) di ancorarsi a didattiche sempre meno rispondenti ai nostri alunni nativi digitali e a pratiche magari desuete, ma le sole a portata di mano.

    p.s.: ho proposto ai miei alunni di terza di sfruttare le potenzialità dell’iPod per ascoltare qualcosa che poteva essere utile. Mi hanno riso in faccia e mi hanno pregato di lasciarli, ogni tanto, liberi.
    Meno male che mi hanno seguito nell’avventura di una classe virtuale (anche qui, attenzione, semplice duplicazione di quella reale, perchè non posso permettermi di perdere per strada i quattordici alunni che, sì, non hanno computer, o i quattro che, sì, hanno un Pc ma non il collegamento a Internet).

    Mi scuso per la lungaggine.

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