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23

Studiare la preistoria

postato da Civiltà in rete in Epoche e autori

«Civiltà in rete» comincia dalla preistoria. Ma vale la pena spendere il già scarso tempo a nostra disposizione nell’orario complessivo, per un argomento come questo? Ancora una volta, e chiedo scusa per quello che potrebbe sembrare un vezzo, la mia risposta è: dipende.
Intanto che cos’è Preistoria? La domanda non è banale, perché a non porcela rischiamo davvero di sbagliare mira e muoverci vanamente. Infatti, lo studio della preistoria da sempre – almeno sui manuali scolastici – confonde storia della cultura (o antropologia culturale) e antropologia tout court, in una mescolanza di obbiettivi e argomenti che non dice nulla di buono sulla coscienza epistemologica di chi li scrive. Se lo studio della preistoria presuppone la conoscenza della teoria dell’evoluzione, e si limita ad una sua schematica rappresentazione cronologica, allora perché non lasciare l’argomento ai colleghi e ai libri di scienze, che ne sanno ben più di noi letterati?
Ma se invece intendiamo per preistoria gli stadi antropologici di formazione che sono presupposti per lo sviluppo delle strutture che stanno alla base dei fenomeni sociali e intellettuali dell’umanità, allora tale studio compete a noi che “sappiamo” di storia, e in modo assai profondo.
Come l’umanità impara ad apprendere (e quindi i fondamenti antropologici – e forse preistorici – dell’apprendimento); come l’essere umano controlla l’ambiente (e quindi come il rapporto dell’uomo con l’ambiente ha contribuito a modificare entrambi in un continuo processo di feedback che non ha origine coi Primati, ma ben prima); come si costituiscono i gruppi e le società (e quindi come si riconosce il modo umano di stare insieme nel mondo, già prima che si costituisse “una” storia); perché gli esseri umani sono diversi; cos’è che definisce il “confine” tra “prima della storia” e storia …. Questi, come si può ben notare, non sono problemi biologici o puramente scientifici, ma sono I problemi della storia. Che solo uno studio preliminare può definire, e aiutare a radicare nella coscienza dei giovani studenti.

Per la stesura di questo modulo devo ringraziare un amico senza il cui aiuto non avrei potuto andare oltre le buone intenzioni. Alberto Salza, che ha letto e ferocemente corretto le prime bozze del testo, dandomi l’idea precisa di cosa significa essere intellettualmente onesti e chiari, è un antropologo sperimentale, impegnato sia sul fronte accademico che su quello della ricerca sul campo.
Lo conobbi grazie a questo articolo, che dice di lui più di tante pagine encomiastiche. Di Salza esistono numerosi libri per l’ultimo dei quali è stato scritto:
«C’è un popolo invisibile, eppure non così lontano da noi: quello dei poveri “estremi”. È il popolo di chi non ha niente: né cibo, né acqua, niente istruzione, nessuna tecnologia, nessun diritto. Uomini e donne destinati a diventare sempre più poveri. Alberto Salza ha raccolto storie e personaggi durante annidi militanza e lavoro sul campo, dai villaggi dell’Africa alle periferie delle città occidentali, per raccontare che cos’è, oggi, la miseria. La tesi è provocatoria e inquietante: il mondo di chi è “senza” e quello di chi “ha” sono ormai separati e incomunicanti. È il preludio alla nascita di una nuova specie umana, quella dell’homo non habens.»
Come succede ogni volta che ci si mette in viaggio, e scrivere un libro è come mettersi in viaggio, prima di partire non si può immaginare quante persone importanti e decisive si incontreranno, persone che potranno dare alla nostra vita una svolta o segnarla di una nuova profondità. Se non avessi cominciato questo libro di storia dalla preistoria non avrei conosciuto Salza; e questo è già un buon motivo, per me, per riconoscere in questa decisione una decisione fortunata.

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