Mag
24

di Loredana D’Apote

Giovedì 26 maggio 2016 si svolgerà nell’Aula Magna dell’Università Bicocca di Milano la Quarta Giornata Interculturale sul tema Building Bridges: fra le due sponde – L’educazione interculturale all’epoca dei fondamentalismi, la quarta edizione della giornata che intende promuovere e consolidare il confronto e il dialogo interculturale, ideata e coordinata scientificamente dalla prof.ssa Mariangela Giusti (docente del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione).

costruire pontiDurante l’evento sarà presentata Lingua, Identità e Cultura in Adolescenza. Antologia multiculturale per la scuola media, nata dalla collaborazione tra il sottogruppo intercultura del GISCEL Lombardia e la piattaforma digitale didattica Didasfera di BBN editrice, distribuita dal gruppo Giunti.

Il tema di quest’anno è un grido di speranza e un atto di responsabilità sociale di fronte alla cronaca dell’oggi: la violenza incomprensibile di alcuni eventi, le immagini, la lettura dei giornali sono spesso accompagnati da sentimenti negativi di sofferenza, impotenza o addirittura livore. I bambini, come noi, risentono di un clima sociale di sfiducia e di paura, per cui educare alla condivisione diventa complesso. Resta solo la tolleranza, che è un seme inadeguato per fare crescere e maturare una poli-identità, un’identità complessa pienamente umana (Morin, 2001). Building bridges, lanciare ponti, – idee, libri, giochi, incontri, film, canzoni, mani – aiuta ad andare oltre il piano della tolleranza per la costruzione di altre immagini del sé e dell’alterità, attraverso originali spazi di confronto e nuovi modi di convivenza.

La nostra ospite, Mariangela Giusti, non ci è sconosciuta. Da alcuni suoi testi partì la riflessione del nostro gruppo nel 2008, quando il GISCEL Lombardia fu chiamato ad organizzare il corso di aggiornamento per l’Istituto Comprensivo di Curtatone Revisione in senso interculturale del curricolo di lingua italiana.  L’impianto teorico del corso, originariamente ideato da Daniela Bertocchi, è quello che sarà poi dell’antologia multiculturale (cfr. le slide del convegno GISCEL di Siena svoltosi nello scorso aprile, in cui è stato presentato il percorso di lavoro da Curtatone all’antologia).

In seguito il progetto è stato arricchito dalle esperienze socio-educative e di didattica dell’italiano L2 realizzate nel servizio extrascolastico di Paideia; da alcuni laboratori didattici realizzati nella scuola primaria di primo grado, che hanno dato vita ad un proposta di lavoro in classe; dalle riflessioni del gruppo autorale, che scelse a suo tempo di affidare la pubblicazione alle nuove possibilità offerte dall’editoria digitale.

Il testo, infatti, avrebbe dovuto essere diffuso attraverso i canali tradizionali, ma il desiderio comune che fosse il più possibile condivisibile e partecipato anche dai lettori ha portato al felice incontro con la piattaforma didattica digitale Didasfera, che si occupa di testi e materiali digitali per le scuole. Da subito, infatti, la casa editrice ha accolto questa sperimentazione e l’antologia ha preso vita: è bastato inserire il testo e immediatamente tutti hanno potuto leggerlo, commentarlo, scaricarne i materiali, navigare nella piattaforma grazie ai tag, approfondire gli argomenti … non solo un libro, ma un mondo.

Il programma della giornata alla Bicocca è molto nutrito e stimolante. Al mattino è prevista una sessione plenaria a cui parteciperanno, fra gli altri, lo scrittore Alessandro Baricco e il direttore della rivista Limes Lucio Caracciolo per illustrare i temi della responsabilità e dell’impegno. Nel pomeriggio, invece, si svolgeranno sei sessioni parallele su argomenti diversi riguardanti l’adolescenza, le lingue, le professioni docenti e educative, i contesti urbani, le reti sociali, la didattica.

ANTOLOGIA_MULTICULTURALEPresenteremo Lingua, Identità e Cultura in Adolescenza nella sessione parallela 1 Adolescenze (edificio U6 aula 6). L’antologia, pubblicata con licenza Creative Commons, è una raccolta di testi di autori di culture altre, i cui protagonisti sono preadolescenti/adolescenti che raccontano episodi di vita dei diversi Paesi a cui appartengono.  I brani hanno caratteristiche molto diverse, al centro di tutti, però, è l’adolescenza, questa strana età della vita, contraddistinta da alcuni vissuti che abbiamo considerato accomunabili a tutti i ragazzi del mondo: la paura di crescere, le domande esistenziali, il narcisismo, il rifiuto dell’autorità, lo spirito di indipendenza, per citarne solo alcuni.

Ci piace l’idea che, leggendo, i nostri giovani e inconsapevoli lettori possano conoscere differenti mondi e culture, sognando di viaggiare e di vivere in altri Paesi senza muoversi da casa, bramando di incontrare l’altro per rispecchiarsi in lui e scoprire le parti di sé più sconosciute. Noi crediamo che anche un libro può contribuire a costruire ponti, forse inimmaginabili e tuttavia assolutamente possibili.

 

 

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Mag
10

di Noa, Graziano, Salvatorebbn_srl_facebookjpg

 

Molti docenti già da tempo creano per i propri studenti risorse on line da usare o condividere in classe: in realtà lo si è sempre fatto, anche in era “analogica”. Il digitale offre solo nuove possibilità e nuovi strumenti. Un insegnante e uno studente possono creare da sé molto, per migliorare e ristrutturare i percorsi di apprendimento: possono  costruire risorse multidisciplinari, multimodali, mischiare elementi diversi tra loro (audio, video, immagini, file). Possono usare contenitori presenti su web per salvare i propri lavori e successivamente rielaborarli e condividerli.

Nella costruzione dei contenuti si è ragionato e lavorato per un testo inclusivo e accessibile? O piuttosto si è creato uno sterile addendum? Sappiamo che per legge i materiali didattici devono essere accessibili alle tecnologie assistive. Cosa comporta quest’obbligo nella creazione di materiale on line?

E se ho usato un contenitore, che sicurezza ho di essere in possesso del materiale creato?

Che uso devo e posso fare delle immagini e di quel che si trova in rete?

Ci siamo resi conto che queste domande hanno spesso bisogno di risposta tra gli insegnanti.

Per questa ragione abbiamo pensato a un percorso formativo nuovo e utile per la creazione di risorse educative digitali capace, da una parte di segnalare quali siano i campanelli d’allarme da monitorare quando si costruiscono contenuti per la rete, dall’altra di descrivere quali siano gli strumenti indispensabili per costruire contenuti anche dal basso che rispondano alle necessità formative di tutti gli studenti.

webinarAbbiamo scelto la formula del webinar, perché lavoriamo in rete e perché vogliamo coinvolgere il più alto numero di persone, di docenti curiosi, di sperimentatori, di amanti della didattica: vogliamo che sia un’occasione sì di formazione, ma anche di condivisione, di reale interazione. Vogliamo che di questo percorso formativo resti traccia nel quotidiano, che quanto verrà detto e discusso si trasformi in buona pratica.
Per l’organizzazione e la creazione di contenuti didattici che devono essere letti su schermo crediamo che siamo ormai tutti concordi che siano necessario un approccio mentale e un percorso progettuale diversi da quelli che normalmente si seguono quando si scrive per qualcosa che sarà stampato.

Certo, alcuni elementi non cambiano: un testo deve comunque essere scritto bene, deve essere comprensibile per chi lo leggerà, deve essere pensato per rendere il più possibile semplice l’apprendimento. Su questo non ci piove.

Ora, pensiamo a un testo e ragioniamo in termini di suo sviluppo esclusivamente digitale. Cosa cambia nella progettazione? Su cosa è necessario concentrare la propria attenzione e quali risultati è possibile attendersi?

webinar_scuolastore_bbn_0In un recente post pubblicato su La Vita Scolastica abbiamo sottolineato quanto sia importante che i contenuti siano accessibili e liquidi. Ma da dove partire? Tutti devono cimentarsi nella creazione di contenuti didattici digitali?

Abbiamo provato a dare risposte concrete a questi interrogativi. Se vuoi saperne di più: http://www.scuolastore.it/it/conferences/creare-risorse-educative-digitali

 

 

 

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Apr
28

di #EduCare4.0 eduCare-679x350

Agli inizi di marzo e precisamente il 5 è stato il primo compleanno di un’iniziativa che all’interno del web e dei social ha avuto e sta avendo un grosso seguito. Stiamo parlando di #adotta1blogger un progetto di Paola Chiesa, volto a creare buone prassi di condivisione culturale in rete. Riteniamo che il modo e le intenzioni sviluppate all’interno di questo gruppo di blogger, il cui fulcro essenziale è l’omonimo gruppo Fb, possano essere da esempio, anche da sviluppare all’interno di una prassi educativa nelle classi.

Ci spieghiamo meglio: #adotta1blogger non ha una vera  e propria “gerarchia”. Ogni blogger condivide secondo regole accetate da tutti e le fila vengono abilmente tenute dall’ideatrice, senza alcuna prevaricazione. L’esserne parte comporta un ruolo e una prassi che vengono accettate e agite nel momento dell’adesione.

Quest’ultima parte pensiamo sia la formula che può diventare motivo di esperienza all’interno della scuola, ossia riuscire a creare contenuti di valore senza prevaricazioni di visibilità puntando sulla condivisione e sulla progettualità di un bene comune. E questa palestra riteniamo sia, senza dubbio, motivo di crescita per acquisire “il buon stare in rete” e fare cultura.

Di seguito pubblichiamo una breve intervista a Paola, creatrice dell’iniziativa.

Buongiorno Paola, ci conosciamo da un anno da quando anche noi di #educare4punto0, come Monica, Elisa e Sylvia entrammo a far parte di #adotta1blogger. Ci piacerebbe conoscere quale è la tua emozione più forte oggi a distanza di un anno, nel vedere cosa e quanto è successo nel frattempo.

adotta1blogger_didasferaBuongiorno a voi, Educare4.0, e grazie per avermi ospitato nel vostro accogliente salotto digitale! Se mi volto indietro e guardo al cammino percorso da #adotta1blogger, la mia emozione più grande è sicuramente uno stato di felicità intriso a stupore. Felicità perché #adotta1blogger è l’esempio vivente di come da un piccolo gesto concreto, quello della condivisione della conoscenza, possa nascere qualcosa di “grande”, che se vuoi rientra anche in uno stile di vita, nel quale il pronome “io” cede volentieri il passo al “noi”. Nello stesso tempo stupore per i risultati davvero eclatanti: non parlo dei numeri, anche se sono di tutto rispetto,  ma di una community che ha fatto la differenza nel panorama dei gruppi facebook online.

Abbiamo idea che la tua vita on line e off line sia aperta e forse questa community ha accelerato il senso di appartenenza e di fluidità del sapere e delle connessioni dentro e fuori la rete. Cosa è cambiato per te, se è cambiato?

Avete centrato il discorso: accelerare il senso di appartenenza, la fluidità del sapere e le connessioni dentro e fuori la rete. È tutto vero, in #adotta1blogger il senso di appartenenza è una logica conseguenza del ri-conoscersi in una modalità operativa, quella della condivisione, che oltre a consentire la divulgazione del sapere, facilita il confronto tra opinioni diverse e impatta inevitabilmente sulla crescita dell’individuo, nel nostro caso del blogger, che esce magari dalla sua torre d’avorio per contaminarsi con altre realtà. Tutto ciò favorisce una snella condivisione e circolazione della conoscenza e delle informazioni, e facilita la nascita di nuove connessioni, in rete e nella vita reale. L’abbiamo sperimentato in occasione del primo evento live di #adotta1blogger, che abbiamo organizzato a Torino, nella settimana del #rosadigitale dedicata alla donna
Voci diverse ma in risonanza tra loro, con la netta percezione che non c’è differenza alcuna tra on line e off line, se sono vissuti con coerenza. Avete presente quando si incontra una persona fisicamente per la prima volta, ma data l’intensità della relazione online, è come se la si conoscesse da anni? Ecco, questa è una delle magie di #adotta1blogger… Altro che Second Life!

 

E infine una curiosità: la parola “adozione” è sinonimo di cura, del mettersi a disposizione e di far crescere colui o colei verso cui decidi di agire come genitore o adulto adottivo. Questo almeno nella “pratica” legata alla realtà. Cosa ti ha spinto a prediligere questa parola?

Cosa mi ha spinto a prediligere la parola “adozione”? L’ho proprio scelta per richiamare l’attenzione sull’importanza del gesto: adottare un/una blogger attraverso la condivisione di ciò che scrive non è certo un’operazione che si esaurisce in un click del mouse. Implica attenzione nella scelta, cura nella gestione, non “abbandonarlo”, ovvero seguirne gli sviluppi nel tempo. In fondo una parte di te è comunque coinvolta quando condividi il post di un blogger, mediamente perché ne apprezzi il contenuto. Di conseguenza, questo gesto del prendersi cura fa bene ad entrambi, adottante ed adottato. 
Vorrei aggiungere un’ultima cosa. Caratterialmente e lavorativamente mi sono spesso dedicata a progetti nei quali la condivisione avesse un ruolo centrale. Nel caso di #adotta1blogger, l’impareggiabile valore aggiunto è dato dai social media, a riprova del fatto che lo strumento digitale di per sé non è mai ne buono né cattivo, ma dipende da come lo si usa.

#adotta1blogger è quindi decisamente un esempio riuscito di progetto innovativo che grazie ai social e al web impatta positivamente sul territorio, valorizzandolo. Facendo così emergere intelligenza collettiva e migliorando la società. Non è questa cultura di rinnovamento?

Riteniamo che il poter dialogare senza prevaricazione, puntando alla condivisione e alla progettualità di un bene comune, possano integrasi all’interno della prassi educativa scolastica. Un esempio potrebbe essere la ricerca e la successiva elaborazione di un testo sotto un hastag comune. I partecipanti possono elaborare regole che permettano loro l’acquisizione di notizie differenti e “vigilare” affinché tutti possano offrire un proprio contributo “valido, in tema e verificato” per la sua correttezza e veridicità. Sotto lo stesso hastag tutti possono cercare e andare a leggere contenuti e ogni studente può diventare corresponsabile del comune prodotto finale.

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