Apr
24

La storia del Risorgimento è affascinante. Ecco l’intervista a Silvana, Cristina, Marina e Antonella mentre ci spiegano come è nata l’opera “Fare l’Italia, fare gli italiani”.


“Fare l’Italia, fare gli italiani. Come educare alla citadinanza?”, continua il percorso di Alta Formazione per Docenti organizzato da BBN in collaborazione con Giunti Scuolaclicca qui per partecipare.
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Fare l'Italia, fare gli italianiCome nasce l’opera in 12 moduli “Fare l’Italia, fare gli italiani”?

Nasce da un incontro, quello fra l’associazione IRIS e la piattaforma digitale DIDASFERA di BBN editrice.

IRIS – l’associazione a cui appartengono sia le autrici – progettiste di Fare l’Italia, fare gli italiani (FIFI in gergo didasferese) Silvana Citterio, Cristina Cocilovo, Marina Medi, Antonella Olivieri, sia le autrici – collaboratrici Giuliana Boirivant e Adriana Sartori – ha nell’acronimo la sua mission: IRIS sta infatti per Insegnamento e Ricerca Interdisciplinare di Storia.
Correva l’anno 2010 e IRIS (Insegnamento e Ricerca Interdisciplinare di Storia) si preparava a celebrare a suo modo, cioè studiandoci sopra, rielaborando e diffondendo, il 150° dell’Unità d’Italia, quando ci imbattiamo, come Paolo sulla via di Damasco, in DIDASFERA, la piattaforma digitale di BBN editrice, e nei suoi “testi liquidi”.
La piattaforma Didasfera, un ambiente digitale in progress, e il contratto autori – BBN, fondato sul sistema sociale dei crediti, ci comunicano l’idea di bene comune e ci sembrano subito una buona occasione professionale: proprio la palestra adatta a sperimentare un’ipotesi curricolare di storia, alternativa ai percorsi lineari e cronologici contenuti nei manuali.
Il libro liquido, un testo aperto, implementabile e ricomponibile, ci offre dunque un’opportunità concreta per approntare un itinerario digitale sulla storia del Risorgimento italiano, il tema di cui, come IRIS, ci stavamo occupando e ci saremmo occupate per il 150° dell’Unità. Nasce così “Fare l’Italia, fare gli italiani”.

Di che cosa si occupa?

Affronta il Risorgimento come un lungo processo di unificazione nazionale, maturato e realizzato in un contesto internazionale, dal formarsi dell’idea di “nazione italiana”, in età napoleonica, al compimento dell’unità e alla costruzione dello stato nazionale fino alla vigilia della Prima guerra mondiale.
E lo affronta basandosi su un
corpus di fonti primarie e secondarie di tipo diverso: letteratura, memorialistica, atti ufficiali, saggistica e divulgazione storica, arti figurative, cinema, fotografia.
Imparare la storia con una ricerca che parte da fonti è, infatti, un modo, potremmo dire, “brechtiano” di leggere il passato, per comprendere il presente e agirvi consapevolmente, e per poter immaginare un futuro. Questa l’opzione metodologica di IRIS.
Un approccio, dunque, piuttosto distante da quello che, veicolato da tutti i manuali scolastici, costituisce il “curricolo di fatto” per l’insegnamento-apprendimento della Storia dalla scuola primaria alla secondaria di primo e secondo grado.

Come è strutturato?

Fare l’Italia, fare gli italiani per la Scuola Secondaria di primo e di secondo grado si articola in 12 moduli, 11 di “contenuto” e uno metodologico, la Guida per il docente (Modulo 0):
Nel 1° modulo “Il contesto, gli attori, i perché del Risorgimento italiano” vengono fornite le coordinate utili a comprendere le caratteristiche fondanti del periodo.
Nei moduli 2/6 vengono descritte cronologicamente le tappe che portarono all’unità e alla costruzione dello Stato unitario.
Nei moduli tematici la scansione in capitoli individua i concetti fondanti e le conoscenze rilevanti, favorendo il confronto passato-presente e facilitando, con l’esplorazione dei campi semantici così definiti, l’acquisizione del lessico specifico.
I moduli tematici sono così titolati:

– M7 Il contesto europeo e internazionale. Movimenti e istituzioni

– M8 Il Romanticismo un movimento di libertà e giustizia. Patrioti e intellettuali, artisti e soldati

– M9 La guerra nell’Ottocento: le battaglie e i modi di combattere nel Risorgimento

– M10 Le Donne nel Risorgimento

– M11 Le classi sociali nel Risorgimento.

Una versione ridotta è invece proposta per la Scuola Primaria, come strumento per la storia locale, l’educazione alla cittadinanza, al patrimonio e all’interculturalità.

Qual è stata la parte più difficile da affrontare?

  1. Dal punto di vista progettuale, l’aspetto più difficile ma, al contempo, più stimolante è stato per noi, insegnanti formate secondo “il modello del libro”(una successione definita di pagine, ordinata in capitoli e paragrafi), immaginare un ambiente digitale organizzato, invece, in rete con unità che si richiamano al modo dell’ipertesto, secondo criteri di vicinanza semantica e concettuale. Soprattutto è stato difficile costruirlo, forzando i limiti della piattaforma per renderla meno wikipediana, cioè più interattiva.
  2. In secondo luogo, la creazione di un testo di storia fondato su fonti primarie e secondarie di tipo diverso in un ambiente digitale e interattivo ha comportato, come corollario, problemi di copyright, in particolare per quanto attiene a fonti iconografiche e sonore non libere, che ci hanno costretto a ricerche sostitutive.
  3. Un problema analogo è sorto per l’uso di carte geostoriche. Quelle reperibili in internet erano coperte da copyright e spesso non rispondevano alle nostre intenzioni comunicative. Poiché riteniamo importante fare scoprire la storia attraverso l’osservazione dei cambiamenti territoriali, abbiamo deciso di costruire ex novo numerose carte geostoriche, affidandoci a una grafica esperta che con pazienza ha tradotto sulle mappe le nostre richieste. Anche per realizzare strisce del tempo originali, un esperto di digitale ha realizzato su misura per noi un software per costruire tre strisce periodizzanti, rispondenti a tre differenti punti di vista, tre zoomate progressive su ‘800 e ‘900.
  4. Infine portare a compimento un progetto tanto vasto e complesso, che si è definito in itinere e che si è dilatato in modo notevole e non previsto in fase progettuale, è stata una bella sfida. Ci sono volute determinazione verso il risultato, capacità di confronto fra le intenzioni delle autrici, le istanze dell’editore e del mercato, i vincoli della piattaforma ed è stato necessario il lavoro, la pazienza e le intuizioni di molti metaredattori per dare corpo ai 12 moduli di Fare l’Italia, fare gli italiani e condurne in porto la pubblicazione.

A tutti loro e, in particolare, a Elena Rossi, che ne ha coordinato e supervisionato il lavoro con lungimiranza e precisione, curando e migliorando l’editing definitivo, il ringraziamento mio e di tutte le autrici. Grazie infinite a Sandra Baricelli che, con entusiasmo, ci ha messo a disposizione la sua competenza di illustratrice esperta, realizzando carte geostoriche molto efficaci. Un grazie a Noa Carpignano per la scelta delle copertine. Infine, un ringraziamento speciale a Fulvio “Futre” Corsini, papà e ideatore di Didasfera, recentemente e prematuramente scomparso che, per rispondere alle nostre richieste di “maggiore interattività”, si è inventato – con il “blocco degli appunti”- l’opzione per poter scrivere, copiare e incollare direttamente in piattaforma e che ci ha poi costruito un software su misura per le strisce periodizzanti sui secoli XIX e XX.

Per chi è stato pensato il testo?Incontro a Teano

In fase di ideazione avevamo immaginato che “Fare l’Italia, fare gli italiani” fosse adatto a una 3.a media, ma quando, pagina dopo pagina, tessera dopo tessera, il lavoro ci aveva appassionato ed era lievitato ben oltre le prime intenzioni, ci era sembrato che il testo si potesse prestare a letture diverse. Poteva essere fruito con la mediazione dell’insegnante o direttamente da studenti di scuola secondaria, dai 13-14 ai 18-19 anni, oltre che da ricercatori e universitari, e, al contempo, costituiva un vasto repertorio a cui l’insegnante di scuola primaria poteva attingere per ricavarne percorsi significativi e adatti ai propri allievi.

All’EBookFest di Sanremo nel 2012 il breve laboratorio con classi di scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado ci dava modo di testare, sia pur in modo impressionistico, come il vasto repertorio di fonti si prestasse a essere interrogato a differenti livelli di complessità e privilegiando – volta per volta – i canali e i codici più adatti in relazione alla fascia d’età e alle caratteristiche della classe e dei singoli ai fini di una didattica inclusiva.

A tale scopo l’impianto di ogni modulo è predisposto per un uso flessibile dei materiali: per l’intera classe, per il lavoro cooperativo dei gruppi e in modo da rispondere alle specifiche esigenze dei singoli.
Un esempio di percorso flessibile e inclusivo sulla Spedizione dei Mille è pubblicato nella Guida docente, clicca qui.

Perché il testo interessa e a chi ?

Premesso che il feed-back è ancora esiguo, perché il testo è stato completato ora e non è ancora stato sperimentato su larga scala, possiamo riferire su un paio di esperienze: con le classi, l’una e con insegnanti in formazione, l’altra.

L’esperienza con Bookcity Scuole nel 2013 ci ha fornito l’occasione per testare, sia pur su un campione limitato di cinque classi, come l’interesse e il protagonismo degli studenti possano essere sollecitati da un ambiente digitale. Le classi se opportunamente guidate e motivate da un’ipotesi di ricerca e dalla passione competente degli insegnanti, possono mettere in campo, davanti a un compito progettuale, risorse insospettate con risultati di ottimo livello.
Gli studenti e le studentesse, infatti, a partire dalla lettura dei testi e dall’analisi delle varie fonti presentate, hanno progettato e realizzato prodotti creativi, assai distanti dai soliti elaborati scolastici: un PPT in formato ottocentesco su Marsala e i suoi garibaldini, il racconto delle Cinque Giornate di Milano utilizzando i codici QR, profili web di personaggi risorgimentali, un telegiornale con interviste impossibili.

Alla XXI Scuola estiva di Arcevia (agosto 2015) abbiamo proposto Antonella Olivieri ed io “Fonti pittoriche e narrative per la storia del Risorgimento”, un laboratorio adatto alle classi terminali della scuola secondaria di primo e di secondo grado e, con le opportune mediazioni dell’insegnante, adattabile alle classi 4.a e 5.a della primaria, soprattutto utilizzando le fonti pittoriche.

Gli insegnanti presenti ad Arcevia nel 2015 ne hanno ricavato che:

  • FIFI è un repertorio di fonti varie, selezionate e attendibili
  • Le fonti sono fruibili a diversi livelli scolari e per scopi diversi, favoriscono la ricostruzione di precisi contesti storici e facilitano il confronto passato/presente.
  • Lavorare con le fonti è un’efficace alternativa al manuale e può costituire una riappropriazione significativa di contenuti dimenticati.

Farete un corso di formazione?

Siamo più che disponibili nei modi e nei numeri che verranno richiesti e concordati, ma ciò che in questa fase ci interesserebbe di più sarebbe monitorare la sperimentazione di FIFI in un congruo numero di classi di scuola secondaria di primo e di secondo grado e di scuola primaria. Ci piacerebbe inoltre avere un riscontro da insegnanti che adottano la didattica della “classe capovolta”.

Sono previsti aggiornamenti dell’opera?

La piattaforma Didasfera e un testo “modulare e liquido” come Fare l’Italia, fare gli italiani sono per definizione aperti e implementabili e rappresentano un ambiente ideale per la co-costruzione di conoscenze, come si può vedere nella Guida docenti, dove abbiamo pubblicato risultati e percorso del Laboratorio presentato alla XXI Scuola estiva di Arcevia nell’agosto 2015, clicca qui.

Stiamo anche pensando a un’area dove inserire i prodotti già elaborati dalle classi e quelli che, ci auguriamo, seguiranno numerosi.

Altri tipi di aggiornamenti non sono al momento previsti.

Se dovessi dare un paio di consigli ad un giovane studente o a una giovane studentessa che inizia a studiare la storia del Risorgimento, cosa gli o le diresti?

Gli o le direi di provare a mettersi nei panni di quel giovane che vediamo ritratto dietro a una barricata o in una battaglia in campo aperto o di quella ragazza che sta al centro di una famosa canzone (La bella Gigogin) o di una celebre poesia (La Spigolatrice di Sapri) o di assumere l’identità di un garibaldino che ci racconta la Spedizione dei Mille, come Giuseppe Cesare Abba o Ippolito Nievo. Insomma gli direi di avvicinare la storia del Risorgimento dalle testimonianze dei suoi protagonisti e delle sue protagoniste.

Silvana Citterio

Con la collaborazione e la condivisione di Cristina Cocilovo, Marina Medi, Antonella Olivieri


“Fare l’Italia, fare gli italiani. Come educare alla citadinanza?”, continua il percorso di Alta Formazione per Docenti organizzato da BBN in collaborazione con Giunti Scuolaclicca qui per partecipare.
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Conosci la storia del Risorgimento Italiano, che cosa aspetti? Perché educare alla cittadinanza?

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Apr
18

L’eterna partita a scacchi

postato da Graziano Ferro in formazione

scacchi2 L’eterna partita a scacchi tra Filosofia e Matematica
Calma, ci vuole molta calma, siedi ed osserva il fiume che scorre, le sue acque lente e tranquille. Misurale con occhio analitico, un segmento alla volta, valuta bene angoli, distanze, proporzioni. Sono sempre uguali o cambiano ogni istante? Inizia il tuo viaggio, la riflessione è aperta e nel cammino incontri Parmenide e poi Socrate ed il piccolo popolo che entra in crisi:

“C’è una bella differenza tra sophia e filosofia, ma non è questo il momento di occuparsene. La virtù del saggio consisteva nell’ascesi, che grosso modo è quello stato nel quale la psiche è a diretto contatto col sacro: ancora Parmenide – che le storie tradizionali mettono impunemente dalla parte dei filosofi duri e puri – appartenne forse più al versante pre-istorico che a quello storico della filosofia (con i suoi rapimenti visionari e i suoi rapporti privilegiati con la divinità). Secondo Parmenide, all’uomo comune tale virtù competeva tanto poco quanto l’intelligenza a una capra; ma quando Socrate cominciò a parlarne in giro per Atene sembrava abbastanza chiaro a tutti di cosa parlasse, e per un po’ – dati i tempi – più che per un saggio fu scambiato per un ciarlatano “acchiappa – nuvole”. Ma alla lunga qualcosa delle sue visioni cominciò ad andare storto agli inventori della democrazia. La virtù socratica non era più quella, irraggiungibile e decorativa, dei “sapienti”: c’era in essa qualcosa di molto vicino alla vita di tutti i giorni, qualcosa alla portata di tutti che la rendeva urtante e pericolosa.”
da Didasfera, Storia delle Idee, Conversazione sul Bene, Maurizio Chatel e Marcello Ciancio.

Ma chi è il piccolo popolo?
La partita a scacchi continua, questa volta tocca alla Matematica fare la sua mossa, come sempre si rivela secca, incisiva, e rivela la sua possanza rinnovandoci nello stupore cominciato con le domande scatenate dalla Filosofia ed ecco:

“E’ difficile credere che altri popoli prima degli antichi egizi non abbiano mai utilizzato degli strumenti di geometria che permettessero di rappresentare il mondo che ci circonda in una maniera schematica. Gli antichi babilonesi utilizzavano nella loro algebra dei termini che presupponevano una conoscenza empirica della geometria. L’incognita era indicata con il termine lato, di quadrato o di rettangolo. Quando i babilonesi si riferivano a due incognite esse venivano chiamate lunghezza e larghezza, e la terza eventuale incognita prendeva il nome di altezza. L’area del cerchio veniva calcolata assegnando a p un valore di 3.125, ed è certo che essi conoscessero e utilizzassero il teorema di Pitagora e la similitudine dei triangoli per la risoluzione di problemi geometrici già nel 1700 a.c! Il teorema di Pitagora era altresì noto in Cina ancora prima della nascita di Pitagora.”
da Didasfera, Storia delle Idee, Storia dei fondamenti della Geometria e della Matematica, Maurizio Chatel e Marcello Ciancio.

La Matematicscacchi3a ha fatto la sua mossa e ci riporta nel racconto della Storia. Matematica, Filosofia, Storia prima sembravano stanze separate ora risultano orizzonti dello stesso Mondo; e ad ogni passo del nostro viaggio l’orizzonte si apre, diventa sempre più largo tanto da abbracciare anche il Diritto:

“[…]prima di affrontare lo studio dell’evoluzione del diritto tra l’ultima fase della storia romana e l’inizio del Medioevo, occorre distinguere i tre livelli che costituiscono la cultura giuridica: quello della Legge, quello del Diritto propriamente detto, e quello della Giurisprudenza. […] Vanno comunque tenute ben presenti le profonde differenze di significato dei concetti sopra esposti, perché una cosa è parlare delle leggi di un determinato popolo, tutt’altra parlare di Diritto romano o barbarico, e altra ancora parlare della giurisprudenza bizantina.”
da Didasfera, Civiltà in rete, Storia delle istituzioni, Educazione civica per il biennio – Medioevo, la transizione (secoli V-VII) – Livello 2, Maurizio Chatel.

Ma questa non è una partita a scacchi dove ci sono vincitori e vinti, è piuttosto un volo d’aquila che abbraccia con il suo sguardo una parte di orizzonte del sapere umano, che vale la pena di essere ammirato, scoperto e trasmesso al piccolo popolo.

L’eterna partita a scacchi tra Filosofia e Matematica, continua il percorso di Alta Formazione per Docenti organizzato da BBN in collaborazione con Giunti Scuolaclicca qui per partecipare.
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Le tue lezioni sono come un volo d’aquila? Cosa ti manca per volare?

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Apr
11

Quante parole?

postato da Graziano Ferro in formazione

ScimpanzèQuante parole?
Tu vorresti dire qualcosa, ma non conosci le parole. Quello non è il tuo Paese e «quelli» non parlano la tua lingua. Sembrano come te e per molti aspetti lo sono, ma per altri sono come alieni, fanno cose insensate, proprio non li capisci. Se non sei mai stato in un paese che non parla la tua lingua non lo sai cosa si prova.
La scorsa settimana abbiamo sfogliato le pagine dell’antologia multiculturale LICIA – Lingua Identità e Cultura in Adolescenza. Loredana D’Apote ci ha fatto scoprire delle storie di ragazzi provenienti da tanti paesi diversi che vivono in Italia. Usanze, modi di pensare, di dire, parole tante parole nuove ed è proprio dalle parole che inizia l’accoglienza di chi viene nel nostro Bel Paese e non sa come comunicare. Quali sono le prime parole che si imparano? Quelle che servono?
Con quali parole possiamo essere accoglienti?
Insomma quante parole bisogna imparare in una nuova lingua prima di farsi capire? Tante domande ed anche molte strade diverse per arrivare alle possibili soluzioni! Antonella Di Clemente e Daniela Di Clemente ci raccontano la loro esperienza con “Quante parole?” e descrivono la didattica utilizzata per promuovere tra i ragazzi della scuola l’italiano L2 e la multiculturalità. Strategie didattiche, nuovi spunti e un confronto aperto sul panorama dell’Italiano L2. Continua il percorso di Alta Formazione per Docenti organizzato da BBN in collaborazione con Giunti Scuola, clicca qui per partecipare.
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Qual è la tua esperienza con l’italiano come seconda lingua? Cosa ti manca di più?

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